Domenica 9 aprile, Pasqua del Signore, il vescovo Michele Tomasi ha presieduto la celebrazione eucaristica in cattedrale alle 10.30.
Pubblichiamo l’omelia:
“Vi è una serie di ritrovamenti al sepolcro, nel brano appena ascoltato.
Una pietra pesante, le bende che giacciono per terra, il sudario avvolto in un luogo a parte. Niente è come Maria di Magdala si sarebbe aspettata, niente come si sarebbero attesi Pietro e il discepolo che Gesù amava. Gli oggetti che conoscevano non erano più al loro posto, non al posto che le vicende avevano loro assegnato: la pietra sulla tomba a chiuderla e probabilmente, là dentro, le bende ed il sudario a contenere ed avvolgere il corpo di Gesù, morto.
Ecco il vero centro di tutto il racconto, ma lo è in modo sconvolgente. Perché quel corpo per cui Maria Maddalena era andata al sepolcro ancora con il buio, quel corpo a chiudere, delimitare e nascondere il quale la pietra era stata saldamente collocata sull’apertura del sepolcro, proprio quel corpo non c’è più.
“Lo hanno portato via e non sappiamo dove lo hanno posto”. Ecco la prima spiegazione data a quest’assenza, dopo che Maria ha visto la pietra rotolata via.
Poi Pietro e l’altro apostolo si mettono a correre verso il sepolcro. Questi vede da fuori le bende che giacciono a terra. Poi arriva anche Pietro, entra nel sepolcro e vede e le bende, e il sudario. È l’altro discepolo, quello che Gesù amava, che entra per ultimo, vede gli stessi oggetti, la stessa scena: ed egli vede e crede.
“Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.
Quante volte Gesù aveva annunciato ai suoi che sarebbe dovuto morire e che sarebbe poi stato risuscitato dai morti. E tutte le volte non erano stati in grado di comprendere.
Quante volte avranno sentito proclamare quelle Scritture cui farà riferimento il Risorto con i due discepoli verso Emmaus, senza cogliere in esse un riferimento chiaro alla vicenda di Gesù.
Quanto poco ragionevole, e del tutto improbabile risultava allora – e risulta ancora oggi – la notizia che colui che avevano appena deposto dalla croce, e che era stato inchiodato al legno mani e piedi, flagellato, coronato di spine prima e poi trafitto al costato da una lancia, non fosse più là morto, ma che fosse stato risuscitato dai morti.
Pietro e l’altro discepolo debbono inciampare nelle bende e nel sudario. Maria Maddalena, spaventata dalla pietra rotolata e dall’assenza si sentirà, poi, chiamare per nome, dopo aver visto Gesù senza riconoscerlo, e sarà apostola degli Apostoli.
Ci saranno altri incontri di Pietro, degli apostoli e dei discepoli con colui che ora riconoscono come l’Assente. Faranno fatica, ma lo riconosceranno, crederanno in Lui, faranno esperienza di Lui Vivente, e si lasceranno inviare per una rinnovata missione.
Il Vangelo di oggi ci consegna la testimonianza di quella pietra rovesciata, di quelle bende e di quel sudario che non dovrebbero essere là così, a terra o ben ripiegati, bensì ancora ad avvolgere il corpo morto di Gesù, lì nel sepolcro oppure altrove, se fosse stato trafugato.
Quegli oggetti sono segni del passato che pareva definitivo, che aprono all’accoglienza di un presente che si fa improvvisamente e inaspettatamente nuovo, e che apre ad un futuro pieno di possibilità e di speranze. L’Assente può allora essere presente nella novità più assoluta anche per noi, per poterlo incontrare come il Vivente?
Intanto Egli è colui che rende comprensibili le Scritture, che già in passato aprivano piste di futuro, ma che per aprirsi al loro senso più profondo, anche soltanto per cogliere l’annuncio come una promessa avevano bisogno della novità di una vita che irrompe nella storia e vince la morte. Non un’idea, non un sogno o una teoria, ma un fatto. Anche noi, per riconoscerlo, partiamo da quel dato: una pietra rotolata, un sepolcro con dentro a terra le bende e, avvolto in disparte, il sudario.
Dati in cui inciampare anche noi. Scritture da leggere in modo nuovo, in ascolto di un Vivente. Forse giungeremo anche noi a sentirci chiamare, in modo inaspettato e nuovo, per nome.
Proviamo anche noi ad «inciampare» nei racconti degli incontri con il Risorto: forse leggeremo quanto diamo per assodato e scontato nella nostra vita – anche quanto viviamo di vecchio e non troppo entusiasmante, anche la fatica, la mancanza di senso ed infine la presenza della morte – come l’inciampo che ci fa dire: non è così, non è necessario che sia così, non è assodato che l’ultima parola appartenga al male.
L’amore non è qui, nel sepolcro, nei sepolcri della nostra vita. L’Assente mi aspetta altrove, colui che è Presente mi invita a rimettermi in cammino, il Vivente mi apre futuro, la Vita ha finalmente vinto la morte.
Potrò arrivare a dire, malgrado tutto: «Sì, il Signore è veramente Risorto”, e lo troverò compagno di strada in ogni situazione della mia vita, anche la più faticosa ed apparentemente assurda.
E sarà di nuovo vita, in pienezza, in eterno”.
Pasqua di Risurrezione
09 aprile 2023 – Cattedrale di Treviso
omelia del vescovo Michele
- Servizio Fotofilm Treviso

















