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 Il Museo Diocesano di Treviso costituisce una delle raccolte più importanti della città

 Ospita reperti di epoche che vanno dal IV secolo d.C. al XX secolo, testimonianza della storia della città e non solo di carattere sacro.
La bellezza e la ricchezza di quanto conservato è amplificata dalla stessa struttura, importante quanto le opere stesse.
Si tratta delle “Canoniche Vecchie”, cioè` delle antiche dimore dei canonici del Duomo. Uno degli edifici più` antichi della città.

   Al piano terra è stato restaurato e messo in evidenza una parte dell’antico pavimento in cotto disposto a spina di pesce; mentre al secondo piano è ben conservato un bellissimo pavimento in tavelle di cotto.
Il Museo comincia già all’ingresso con importanti sarcofagi trecenteschi che provengono dal Duomo quando venne rifatta la facciata.
C’è ad esempio, la tomba di Alberto, un fisico, cioè un dottore in scienze naturali che insegnò a Treviso nel 1317. Lo si vede ritratto in bassorilievo mentre sta insegnando e ci documenta, nello stesso tempo, l’esistenza dell’università a Treviso.

Il Museo può essere visitato seguendo le varie sezioni:
– archeologica che ospita, tra le altre, la lapide dei Seviri
– medievale con bellissimi affreschi tra cui quello che raffigura il martirio di Tomaso Becket arcivescovo di Canterbury e il “Cristo Passo” di Tomaso da Modena
– la pinacoteca con il Pozzoserrato, Leandro Bassano, Pompeo Batoni,…
– i tessuti tra cui uno sciamito e un gigantesco arazzo rinascimentale
– le sculture in pietra ma anche in legno come il paliotto della meta` del 1300 ricoperto da foglia d’oro raffigurante il Giudizio Universale e realizzato da un artista veneziano.

Vi è inoltre la preziosa statua in argento sbalzato raffigurante S. Liberale, il Santo Patrono della citta`, realizzata nel 1600 da un orafo tedesco per volontà dei trevigiani che vollero ricordare e ringraziare il santo per la fine della peste, quella raccontata dal Manzoni.
– gli oggetti preziosi come i piatti da parata, calici in argento elegantemente decorati, un ostensorio in cristallo di rocca e smalti

Dal Museo si può accedere anche alla Cripta della Cattedrale risalente al sec. XI ca., un ambiente particolarmente suggestivo con la sua fitta serie di colonnine

The Diocesan Museum of Treviso is one of the city’s most important collections because it houses artefacts dating from the 4th century to the 20th century, bearing witness to the city’s history and not only of a sacred nature.

The beauty and richness of what has been preserved are enhanced by the building itself, which is just as significant as the works of art on display. This is the ‘Canoniche Vecchie’, the former residences of the cathedral canons.

On the ground floor, part of the ancient herringbone-patterned terracotta floor has been restored and highlighted; whilst on the second floor, a beautiful terracotta tile floor is well preserved.
The Museum begins right at the entrance with important 14th-century sarcophagi that came from the Cathedral when its façade was rebuilt.
There is, for example, the tomb of Alberto, a physicist, that is, a doctor of natural sciences, who taught in Treviso in 1317. He is represented in bas-relief whilst teaching and, at the same time, provides evidence of the existence of the university in Treviso.

The museum can be visited by exploring its various sections:
– the archaeological section, which houses, amongst other things, the Seviri memorial
– the medieval section, with beautiful frescoes including one depicting the martyrdom of Thomas Becket, Archbishop of Canterbury, and the ‘Christ on the Cross’ by Tomaso da Modena
– the art gallery, featuring works by Pozzoserrato and Leandro Bassano and Pompeo Batoni
– textiles, including a damask and a gigantic Renaissance tapestry
– precious objects
– stone sculture, but also wooden ones, such as the altar frontal from the mid 14th century, covered in gold leaf and decipting the Last Judgement, created by Venitian artist

There is also a precious next to silver statue rapresenting St Liberale, the city’s patron Saint, created in 1600 by a German silversmith at the wish of the people of Treviso, who wanted to commemorate and give thanks for the end of the plague, the one described by Manzoni.

– Among the treasures are ceremonial plates, elegantly decorated silver chalices, and a rock crystal and enamel monstrance.

 

From the Museum, visitors can also access the Cathedral’s Crypt, dating from around the 11th century, a particularly evocative space with its dense array of small columns 

Prorogata la mostra delle opere di Erler

Erler si è formato prima a Venezia dal 1892 al 1897 e successivamente a Milano sino al 1900. Ha avuto maestri assai diversi; tra i vari: Guglielmo Ciardi e Ettore Tito, Luigi Nono,… Per cui Erler, frequentando pure ambienti lontani tra di loro, ha lavorato impiegando tecniche e materiali antichi e moderni, sia nella pittura che nella scultura.
Erler fu una persona colta, attenta alla letteratura, alla poesia, alla musica e al teatro. Frequentava i loggioni della Fenice e della Scala. Conobbe
Gabriele D’Annunzio, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Pietro Mascagni.
Erler ha spaziato durante la sua attività in tutte le correnti artistiche senza mai appartenere ad una di esse. Ha visto, conosciuto sì ed affrontato le diverse correnti dall’Impressionismo, al Divisionismo, al Futurismo, alla Metafisica, al Novecento,… Ma non ha mai aderito a quelle che considerava solo “mode”. Erler è sempre rimasto fedele a se stesso. Anche a scapito di apparire un artista retrò. Dunque una attenzione al vero, all’osservazione della natura, della verità delle cose ed alla loro rappresentatività. Tuttavia
dalle sue opere gli si riconosce che egli non ha rappresentato le cose così come sono fini a se stesse. La maggior parte delle sue opere sono visioni di quel sentimento che ti portano a meditare sul senso della vita e della morte. Sia che si tratti di paesaggi o di nature morte, sia di ritratti o autoritratti. Mai tuttavia si è spinto in modo esplicito verso la
Metafisica o il Surrealismo.
Erler riteneva importante trarre e scoprire dagli antichi ciò che è verità. E non rifiutare dunque in toto il passato, perché “Ex corde antiqua ars novissima”. Con tale spirito Erler ha rivolto la propria attenzione verso il
tema sacro, soprattutto a partire dagli anni Venti, realizzando numerose opere per la devozione privata come per le chiese del territorio trevigiano (Treviso, Cavrìe, Varago, Bavaria ecc.), opitergino (Oderzo, Fratta, Mareno di Piave ecc.), bellunese (Alleghe) e padovano (Colmirano) , collaborando con diverse personalità religiose con le quali ebbe un profondo dialogo.
Erler intrattenne un buon rapporti con i colleghi, con i critici, sin dagli esordi. Fu promotore di mostre e ritenuto figura autorevole nel panorama culturale del suo tempo, soprattutto quando risiedette stabilmente in Treviso. Ovviamente ebbe anche chi non lo vedeva di buon occhio, in particolare per il suo atteggiamento caratteriale di figura integerrima e precisa. Infatti con l’avvento del fascismo non fu più invitato alle mostre veneziane (Biennali e Bevilacqua La Masa) e a quelle trevigiane perché si era rifiutato di prendere la tessera del sindacato fascista. Erler non accettava chi si imponeva violentemente sulle persone. Non accettava chi
limitava la libertà dell’uomo. Entrò perciò anche in conflitto nel suo ruolo di docente presso il Riccati dopo l’avvento della riforma Gentile.
Erler nella sua carriera ha esposto in luoghi di alto prestigio, in mostre internazionali, come il Salon d’Automne di Parigi, e nazionali da Roma a Torino a Milano a Napoli a Venezia, tra cui le Biennali e le mostre Ca’ Pesaro. Egli ha prodotto e venduto molte opere.
A Venezia, a Treviso a Milano e per diversi committenti di ogni parte del mondo. Ha realizzato ritratti per nobildonne e donne del popolo. Di amici e conoscenti. Ha dipinto per i luoghi del sacro pubblico e privato. Ha raffigurato località montane di tutto l’arco alpino veneto, dal Cansiglio all’Alpago, dal Cadore all’Agordino. Ha dipinto nei luoghi lombardi
dei “Promessi Sposi” e nelle lontane terre prussiane. Ha dipinto la costiera amalfitana, in particolare Capri e Positano. Ha dipinto diversi luoghi urbani, come Treviso, Oderzo, Venezia ecc. Il territorio della Marca è stato da Erler scandagliato in ogni suo angolo, in campagna e in collina. Ha dipinto animali, fiori, frutti. Cose umili. Ma sempre con un afflato gioioso e con una puntuale attenzione ai significati reconditi. Ha rappresentato ogni cosa
sempre con un eccelso senso del colore. Con vera passione per la pittura. Con passione per la vita.


L’arte non va in vacanza

Ferragosto in visita!

Il Museo Diocesano di Treviso è promosso dal Centro Guide turistiche del Veneto (www.guideveneto.it) che, dal 2011, finanzia la sua visibilità attraverso articoli, eventi, mostre e visite guidate. Il servizio di apertura ed accoglienza viene invece garantito dai volontari della Tarvisium Associazione Pro Loco di Treviso (www.prolocotreviso.it). Il Museo, per offrire idonea accoglienza ai turisti e ai cittadini di Treviso in visita alla città, resta aperto tutta la settimana di Ferragosto. Con l’occasione sarà aperto anche il Battistero del Duomo. Per dettagli ed orari telefonate al 342.6138992