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Fiere di san Luca: messa con il vescovo venerdì 18 ottobre

Torna anche quest’anno l’incontro del vescovo di Treviso, Michele Tomasi, con i lavoratori delle giostre e con le loro famiglie, alle Fiere di san Luca. Mons. Tomasi presiederà domani, venerdì 18 ottobre, la celebrazione eucaristica alle ore 11, nel capannone in Prato della Fiera, a Treviso. A concelebrare con lui ci saranno il nuovo direttore dell’ufficio diocesano Migrantes, don Silvano Perissinotto, don Marco Cagnin, responsabile del settore che si rivolge ai fieranti e ai circensi per la diocesi di Treviso, don Mirko Dalla Torre, direttore Migrantes della diocesi di Vittorio Veneto, e il parroco di Sant’Ambrogio di Fiera, don Matteo Volpato.

L’iniziativa è promossa dall’ufficio diocesano Migrantes, dalla parrocchia di Sant’Ambrogio di Fiera e dalle Fiere di San Luca.


Migrazioni e missioni: in ascolto per aprire porte

Domenica 29 settembre la Chiesa universale ha celebrato la 110ª Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati. Questo anniversario ci ricorda che – come ha scritto papa Francesco nella lettera di presentazione della giornata – tutta la Chiesa è pellegrina, anzi che è migrante perché siamo tutti in cammino verso il Regno dei cieli. Il mondo, la terra, la vita, ci sono stati dati in dono da Dio, li abbiamo ricevuti da Lui, e siamo chiamati allora a gestirli e a curarli da fratelli e sorelle, non da padroni. Quello che ci aspetta è un percorso di continua conversione, che riguarda ogni battezzato e tutta la comunità dei credenti, soprattutto in questo tempo, in una storia spesso segnata da violenze, guerre e da linguaggi di esclusione, di razzismo e di diffidenza. In questo contesto mi sembra importante ricordare che anche la Chiesa di Treviso non resta alla finestra a guardare. Uno degli aspetti – non l’unico – importante della cura del migrante è quello che la Chiesa da anni offre nell’accoglienza e nell’accompagnamento delle comunità cattoliche di lingua straniera presenti sul nostro territorio. Personalmente, se l’esperienza di missionario “fidei donum” è stata ed è un grande dono, lo è ora anche il fatto di scoprire che c’è l’altra faccia della medaglia e cioè dei cristiani che provengono dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia, dall’Europa dell’est, e che abitano, lavorano, hanno famiglia e celebrano la stessa fede cattolica qui a Treviso. Questa scoperta fa nascere alcune domande. Le nostre comunità cristiane, che hanno espresso ed esprimono un grande slancio missionario, sono capaci di accoglienza e di ricezione del dono della fede da chi viene da un’altra parte del mondo? Siamo capaci di metterci in ascolto della vita di queste persone che hanno lasciato o continuano a lasciare i loro Paesi per trovare un futuro migliore in Italia? Una delle parole forti del mondo missionario italiano di questi ultimi anni è stata “aprire il libro della missione”, invitando i cattolici italiani e le nostre comunità a mettersi in ascolto dei missionari e delle realtà missionarie “ad gentes”. Oggi noi possiamo aprire questo libro mettendoci anche in ascolto dei cattolici che vengono a lavorare nel nostro Paese. Aprire questo dialogo, aprire questa porta, potrebbe aiutarci ad aprirne anche altre, verso il dialogo ecumenico e interreligioso e verso l’impegno sociale e civile, per il riconoscimento dei diritti e dei doveri. Alcune di queste comunità sono seguite da preti provenienti dai loro stessi Paesi d’origine. Attualmente la diocesi di Treviso ne ospita quasi una decina: don Jean-Baptiste Zihalirwa Kalimba (per i cattolici africani francofoni), don Michael Obuo Mensah Fobi (per i cattolici ghanesi), don Udoka  Mgbe’ Okechukwu (per i cattolici nigeriani), don Lucien Vasile Mihut (per i cattolici rumeni di rito bizantino), don Oleg Grygorets (per i cattolici ucraini di rito bizantino), don Carlito Garcia (per i cattolici filippini), don John Poochakkattil Joseph (per i cattolici indiani di rito siro-malabarese e siro-malankarese). Don Luigi dal Bello, parroco di Monastier e già “fidei donum” in Cile e in Paraguay, segue i cattolici di lingua spagnola provenienti dall’America Latina. Vanno ricordati anche alcuni preti cattolici che risiedono in diocesi vicine: don Thusitha Solangaarachchi (dalla diocesi di Venezia, per i cattolici dello Sry-Lanka), don Giuseppe Feng Bo (dalla diocesi di Padova, per i cattolici cinesi) e don Nicivaldo De Oliveira Evangelista (dalla diocesi di Vittorio Veneto, per i cattolici brasiliani). Desidero, infine, ringraziare alcuni di questi fratelli sacerdoti che, dopo un tempo prolungato di servizio qui da noi, ritornano nei loro rispettivi Paesi: don Michael che rientra in Ghana dopo 10 anni di apostolato e don Thusitha, che rientra nello Sri Lanka dopo 4 anni. Come sostituto di don Michael è già arrivato don Gabriel Kofi Sekyere, mentre a Venezia è arrivato anche il sostituto di don Thusitha e cioè don Amila Ravinde Vanderwall. Un grazie riconoscente a chi parte e un benvenuto a chi è arrivato. (don Silvano Perissinotto)

Foto di gruppo per i sacerdoti che accompagnano le comunità cattoliche di lingua straniera presenti in diocesi


Venerdì 22 marzo a Treviso la veglia per i martiri contemporanei

Anche quest’anno la Comunità di Sant’Egidio di Treviso, mantenendo fede all’impegno preso nel Grande Giubileo del 2000, aiuta ad introdurci nelle celebrazioni della Settimana Santa con la veglia di preghiera ecumenica dei martiri contemporanei, vissuti nel secolo scorso e fino ai giorni nostri: fratelli e sorelle appartenenti alle diverse confessioni cristiane, appartenenti ad ogni stato di vita, che nei cinque continenti hanno vissuto nella loro carne i misteri pasquali che tra qualche settimana celebreremo, persone che sono state fatte oggetto di persecuzioni, privazione della libertà religiosa e della vita.

Nella grande veglia del 2000 al Colosseo, venne sottolineato come il gran numero di cristiani uccisi o perseguitati nel Novecento fosse un continente ancora da esplorare, un patrimonio condiviso da ogni confessione cristiana.
L’appuntamento, sostenuto dall’ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo è per venerdì 22 marzo alle 20.30 nella chiesa di San Martino Urbano, a Treviso, assieme ai rappresentanti delle Comunità ortodosse romena e moldava.


Epifania

Celebrazione in cattedrale con le comunità cattoliche di migranti

Diretta streaming e traduzione nella Lingua italiana dei segni

«Verso un “noi” sempre più grande…»: secondo l’appello di papa Francesco per la 107^ giornata del migrante e del rifugiato, invitiamo a partecipare nel giorno dell’Epifania all’Eucaristia presieduta dal nostro vescovo Michele in cattedrale alle ore 10.30, animata come ogni anno dai rappresentanti delle comunità cattoliche di migranti presenti in diocesi. E’ ancora una volta un’occasione per permettere allo Spirito Santo di «fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza». E dalla celebrazione eucaristica si estenda ad ogni giorno del 2022 l’impegno per «costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso».

La celebrazione sarà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube della diocesi e avrà la traduzione nella lingua italiana dei segni

“Per una Chiesa in uscita. La dimensione missionaria della fede cristiana oggi”: formazione

Inizierà sabato 13 marzo, presso la Scuola di Formazione Teologica di Treviso, un nuovo percorso formativo dal titolo: “Per una Chiesa in uscita. La dimensione missionaria della fede cristiana oggi”.

Si tratta di una proposta offerta in collaborazione con il Centro Missionario diocesano e l’Azione Cattolica, che vorrebbe aiutare a riscoprire la “missione” come dimensione ordinaria della vita cristiana nella Chiesa, preparando anche animatori missionari nelle comunità parrocchiali.

Da più parti, infatti, si sente ripetere nella Chiesa l’invito all’evangelizzazione, sulla spinta del magistero di papa Francesco che auspica un rinnovamento in chiave missionaria di tutta la Chiesa: «Sogno una Chiesa missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale» (EG 27). Se, dunque, fino a qualche tempo fa la parola “missione” evocava soprattutto terre lontane e persone che partivano – i missionari, appunto – oggi sempre più appare evidente che “terra di missione” è ovunque, e “missionari” sono chiamati ad esserlo tutti i cristiani, in quanto semplicemente battezzati.

Lo sforzo di comprendere a fondo la svolta che il Concilio Vaticano II ha avviato e che papa Francesco sta tenacemente rilanciando, costituisce quindi l’obiettivo essenziale del percorso formativo proposto, che proprio per questo si rivolge soprattutto ai gruppi missionari delle parrocchie e a quanti – laici e consacrati, giovani e adulti – avvertono l’esigenza di ritrovare la verità del Vangelo come “buona notizia” per questo nostro tempo, anche contribuendo personalmente al rinnovamento della Chiesa.

Sarà necessario, anzitutto, conoscere la storia della missione della Chiesa nei secoli passati, per poter comprendere meglio gli appelli del presente. Occorrerà, quindi, cercare di capire le trasformazioni sociali e culturali che sono in atto nel nostro tempo (economia, ecologia, migrazioni, pluralismo culturale e religioso) così da poter riconoscere come il Vangelo può essere vissuto e testimoniato in questo contesto, a favore dell’uomo di oggi, tutto l’uomo e tutti gli uomini. Ciò condurrà, in una seconda fase, a mettere in luce anche la spiritualità del cristiano in quanto missionario, oltre che le forme e lo stile di una prassi pastorale in chiave missionaria.

Proprio per i temi affrontati, le consuete lezioni frontali saranno affiancate anche da altre forme di accompagnamento e interazione, per favorire l’acquisizione degli strumenti adeguati ad una pedagogia pastorale missionaria.

Tutte le informazioni si possono trovare sul sito della Scuola di Formazione teologica, del Centro Missionario diocesano e dell’Azione Cattolica: www.sft.diocesitv.it; www.diocesitv.it/centromissionario; www.actreviso.it (e-mail: segreteria.sft@diocesitreviso.it; cmd@diocesitreviso.it; segreteria@actreviso.it).

 

L’amore che guarisce: giornata del malato l’11 febbraio a Madona Granda

La Giornata del malato, martedì 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, sarà celebrata nella nostra Diocesi nel santuario mariano di Santa Maria Maggiore (Madona Granda), con la messa presieduta dal Vescovo alle ore 15.30.

Pubblichiamo la riflessione di don Antonio Guidolin, direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, uscito nella pagina “Ti saluto fratello” della Vita del popolo di domenica 2 febbraio

L’aver scelto il “giovedì grasso”, e la discarica del paese, come il tempo e il luogo per apparire a Lourdes quell’11 febbraio 1858, potrebbe non sembrar essere la cosa più opportuna per Colei che lì si presentò come “Immacolata Concezione”. Eppure, nei tempi e nei luoghi di Dio nulla avviene a caso.
La giornata del malato, che san Giovanni Paolo II volle fosse festeggiata nella memoria della prima apparizione di Maria a Lourdes, sembra confermare la scelta del cielo compiuta in quella cittadina dei Pirenei, in anni ormai lontani. Il mistero del dolore viene, infatti, a togliere la maschera di eterno carnevale in cui tante volte ci si nasconde; così pure la vicinanza di Dio alla nostra umanità si attua in modo unico laddove la persona umana viene scartata a causa della sua fragilità. E chi più di una madre sa trovarsi nei luoghi e nei tempi meno adatti pur di farsi vicino a un figlio che soffre?
Dopo più di un secolo e mezzo Lourdes continua a parlare di questa predilezione di Dio a manifestare, in particolare attraverso la Vergine Maria, l’attenzione alla nostra povera umanità, debole e bisognosa di speranza. Al male, che abita e imputridisce il cuore dell’uomo e che si mostra anche nel male fisico, viene annunciata una radicale trasformazione. Come il carbone, sottoposto ad un forte calore e ad una forte pressione, si trasforma in diamante, così anche ciò che di noi appare più spregevole può trasformarsi in qualcosa di prezioso. Non sono certamente tecniche o competenze scientifiche a operare una tale trasfigurazione, ma solo la forza dell’amore. L’Immacolata non è la “perfettina”, ma Colei che, proprio perché non è segnata da alcuna macchia di egoismo, è totalmente rivestita di amore per i figli suoi, anche se peccatori.
A Lourdes si fa chiaro che la giornata del malato è giornata dell’amore che guarisce. Una guarigione che attraversa tutta la persona umana, ma il cui segno più evidente non è quello più appariscente. Ne seppe qualcosa il fondatore dell’Unitalsi, l’associazione di volontari che accompagna gli ammalati a Lourdes, Giovanbattista Tomassi. Giunto a Lourdes gravemente infermo, arrabbiato con Dio e con gli uomini, e perciò intenzionato a suicidarsi davanti alla Grotta, non mise in pratica l’insano gesto vedendo con quanto amore gli ammalati erano serviti da tanti volontari. Giovanbattista non guarì dal suo male, ma il suo cuore in putrefazione si trasformò profondamente.
Quest’anno il tema dei pellegrinaggi nella cittadina francese riprende le parole, pronunciate in quel luogo dalla Signora vestita di bianco, il 25 marzo 1858: “Io sono l’Immacolata Concezione”. La madre di Gesù è stata preservata, fin dal concepimento nel grembo di sua mamma, da quella radice di male che produce tutto ciò che non è conforme alla volontà d’amore di Dio. E’ un privilegio unico per Maria che, però, lungi dall’allontanarla da noi, ce la rende ancor più vicina, perché solo un amore infinitamente puro può farsi vicino a chi sta nella sporcizia del male, senza nessuna maschera di altezzoso giudizio. Accogliere Maria nella propria vita, in obbedienza al comando di Gesù sulla croce, significa ritrovarsi anche noi incamminati con lei sulle vie di una vicinanza umile ed affettuosa, ad ogni sofferenza umana senza alcun giudizio, ma infinitamente piegati a lenire, curare, guarire le piaghe di chi soffre nell’anima e nel corpo. Per questo Maria è l’immagine autentica e perfetta di ciò che tutta la Chiesa è chiamata ad essere. (don Antonio Guidolin)


La “gentilezza” paga… riuscita veglia ecumenica diocesana a Cendon di Silea

Parafrasando e adattando un noto adagio al tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno, si potrebbe dire che “la gentilezza paga sempre”. La veglia ecumenica diocesana, celebrata la sera del 23 gennaio, nel cuore dell’ottavario di preghiera per l’unità della Chiesa, ne è stata infatti una prova. Il momento di preghiera, iniziato lungo la riva del fiume Sile e continuato all’interno della chiesa parrocchiale di Cendon di Silea, presieduto dal vescovo Tomasi, ha visto una nuova partecipazione delle Comunità Ortodosse e la presenza per la prima volta della Chiesa Battista «Agape» di Treviso, oltre che di altre Comunità evangeliche presenti come “osservatrici” all’evento liturgico.
Il carattere maggiormente ecumenico della celebrazione di quest’anno è stato frutto di una rinnovata “gentilezza” da parte delle diverse Comunità: da parte cattolica è stato preparato ed esteso l’invito a pregare insieme, mentre da parte degli ortodossi e dei battisti si è risposto calorosamente con la partecipazione e la disponibilità ad animare diverse parti della celebrazione. Pr. Marius Kociorva, parroco della Comunità ortodossa romena di Treviso, e il pastore battista responsabile J. Caio Bottega, assieme al vescovo Michele hanno, infatti, commentato le diverse parti del brano guida della celebrazione: il travagliato approdo di Paolo all’isola di Malta (cfr. At 27,18-28,10). Alle singole meditazioni pr. Ioan Ciobanu, parroco della Comunità ortodossa moldava di Treviso e il coro battista hanno fatto seguire inni e canti propri di ciascuna Chiesa, che hanno aiutato la meditazione. All’incontro erano presenti anche i parroci delle parrocchie ortodosse romene di Mirano, pr. Pr. Dumitru Cretan, e di Asolo, pr. Iulian Munteanu, nelle cui zone non sono stati celebrati particolari incontri ecumenici. Significativa è stata anche la presenza della Comunità parrocchiale di Cendon sia partecipando alla celebrazione, sia offrendo supporto organizzativo.
La gentilezza con cui gli abitanti di Malta hanno trattato non solo Paolo ma anche l’eterogenea ciurma naufragata con lui al centro del Mediterraneo (cfr. At 28,2) e che la Settimana di preghiera metteva al centro della riflessione di quest’anno, è stata, quindi, non solo oggetto di riflessione ma in qualche modo vissuta e sperimenta in tutto il suo spessore e complessità.
Essere gentili, infatti, non è solamente un atteggiamento morale – tutt’altro che scontato nel nostro contesto sociale – ma ha un valore ecumenico perché porta con sé l’accoglienza dell’altro, che viene o è venuto a vivere stabilmente nelle nostre terre, facendoci scoprire fratelli nella fede, perché discepoli dell’unico Signore Gesù. Il tema offerto ha provocato, così, a cercare di scoprire un tratto diverso del fenomeno migratorio e dei processi d’integrazione che interessano il nostro territorio.
In questo senso sono state eloquenti anche le altre sei celebrazioni (a Camposampiero, Castelfranco, Cornuda, Noale, Paese, S. Giuseppe di Treviso) che nella Settimana hanno fatto incontrare e pregare insieme a livello locale, parrocchie, collaborazioni e vicariati della nostra diocesi con le rispettive parrocchie ortodosse là presenti. Sono espressione sia di una gentilezza vissuta nella prossimità, sia di un’azione ecumenica che a livello diocesano si rinnova per tessere nuove relazioni fraterne di conoscenza e di collaborazione, di cui le veglie sono l’espressione più visibile. Si tratta di un lavoro complesso che è solo all’inizio e che deve essere condotto con intelligenza, ma che i tempi in cui viviamo ci impongono di svolgere alacremente per raccogliere tutti – cattolici, ortodossi e comunità evangeliche – i frutti che il Signore ha pensato di donarci. Momenti come quelli vissuti sostengono e incoraggiano il cammino. (Commissione ecumenica diocesana)

Carità e profezia: formazione intervicariale per volontari Caritas

Il Cammino sinodale della nostra diocesi e i continui appelli che ci vengono da papa Francesco ci stimolano a comprendere come la carità è la profezia che parla all’uomo di questo tempo, che è capace di leggere i segni dei tempi condividendo gioie e dolori con ogni essere umano, che sa dialogare con la cultura e generare vita nuova. Una chiesa profetica che vive la carità ridiventa capace di consegnare il dono immenso del Vangelo. È una sfida impegnativa, che chiede di dismettere logiche di potere e di forza, ma è autentica e bella.
La carità è profezia se genera cambiamento e ha la capacità di trasformare o quantomeno di incidere significativamente in maniera positiva sulla cultura stessa, eventualmente anche senza parlare; senza cioè la necessità di dover per forza argomentare. La carità genera la cultura del dono e il dono più grande consiste nella restituzione della dignità della persona. Il magistero di papa Francesco e anche il Cammino sinodale della nostra diocesi, dunque, ci orientano a considerare che la pedagogia della carità oggi non può prescindere da un costante ed approfondito discernimento, che è parte integrante del percorso metodologico della Caritas. Inoltre, la dimensione educante della Caritas, per essere profetica e costruire cultura, deve promuovere il “bello”, deve prospettare una visione della bellezza che sia positiva, che aiuti a lenire le ferite. Tutto questo per noi oggi potrebbe quasi tradursi in una sorta di mandato ad essere “artisti di carità”.
La proposta di formazione, che qui presentiamo e realizzeremo nei vicariati della diocesi di Treviso, vuole offrire un momento di incontro e partecipazione, con i volontari Caritas che desiderano, partendo dalla Parola, riflettere sulla povertà e sul modo di operare Caritas. Saranno quattro le tematiche:
Una chiesa povera con e per i poveri ci aiuterà a cogliere che possiamo annunciare il Vangelo all’uomo d’oggi solo se ci spogliamo della nostra presunzione e del nostro orgoglio. È necessario guardare a Gesù, affidarci a Lui e scegliere la via della radicalità evangelica per entrare in sintonia con il cuore ferito di ogni uomo. Non si tratta solo di fare o di essere per i poveri, ma di essere e camminare con loro. Attraverso la testimonianza di segni semplici e veri, attraverso gesti poveri ma profetici, siamo chiamati ad avviare processi di vita nuova in cui viene affermato il valore sacro di ogni persona. Dio facendosi uomo ha ricolmato del suo amore e della sua grazia i passi del nostro cammino. Una chiesa povera con i poveri ci ricorda che «se la fede ci fa essere credenti e la speranza ci fa essere credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti» (don Tonino Bello).
Abitare le periferie esistenziali ci aiuterà a cogliere che il Vangelo è vita, non è una sintesi di valori e idee buone per una convivenza pacifica e dignitosa. È necessario che cresciamo nell’amare questa umanità, questo mondo, questa storia con le sue fragilità e contraddizioni. Sono necessari gesti semplici che ci liberino dal ricercare l’ideale, per accogliere ed amare l’uomo concreto che incontriamo nelle strade della vita. Si tratta di vivere forme di prossimità e condivisione che ci aiutino a tracciare sentieri di solidarietà e ci donino di mantenere sempre viva la domanda sul senso della vita, sul senso della sempre sorprendente storia di alleanza tra Dio e l’uomo.
Essere chiesa in uscita ci aiuterà a cogliere che una profezia significativa, che oggi siamo chiamati a consegnare al nostro tempo, è quella di una chiesa capace di lasciare i propri schemi e di lasciarsi condurre dallo spirito anche su sentieri inediti e inesplorati. Essere chiesa in uscita significa essere capaci di tessere comunione, di costruire relazioni altre, nella continua ricerca della verità e della libertà. Una chiesa aperta che si lascia contaminare, e a volte anche ferire, come Gesù maestro… e questo solo per amore. È farsi piccoli, perché risalti la grandezza della Carità di Cristo. È, come dice San Paolo, riconoscere che siamo fragili vasi di creta che contengono un tesoro prezioso.
Dare voce a chi non ha voce ci aiuterà a cogliere che abitare e amare il mondo non significa offrire benevolenza, rimanendo alla finestra della storia a guardare. Gesù ha amato ogni uomo, ma si è schierato dalla parte dei più fragili e vulnerabili. Il Signore ci ricorda che la neutralità non è evangelica. Si tratta di affermare il primato della vita, di stare dalla parte degli ultimi dando voce a chi è scartato dalle logiche di forza e potere. Si tratta di riscoprire il mandato a custodire i propri fratelli e di lottare per la giustizia e l’equità. Significa avere a cuore l’unità della famiglia umana, riconoscendo il valore di ciascuno. Più che mai nel contesto attuale questa voce è chiamata ad essere un richiamo profetico, capace di scuotere le coscienze anestetizzate, per abbattere il muro dell’indifferenza e le malvagie logiche dello scarto.

 

Il calendario:

Il percorso “Carità e profezia ” è promosso da Caritas Tarvisina in collaborazione con i Vicariati della diocesi, si svolgerà in 4 serate e in 4 punti della diocesi, nei mesi di ottobre-novembre. Di seguito i luoghi e le date degli incontri, per tutti i vicariati.
Castelfranco presso il Patronato S. Pio X (parrocchia di S. Maria della Pieve) in Borgo Pieve per i vicariati di Castelfranco, Asolo, Montebelluna, Castello di Godego, nei giorni 18-21-28 ottobre e 4 novembre.
Noale in Oratorio in via G.B. Rossi, 25/A, per i vicariati di Noale, Mogliano, Mirano, Camposampiero, nei giorni 15-22-29 ottobre e 5 novembre.
Treviso all’oratorio della chiesa Votiva in via Venier 34, per i vicariati di Treviso, Paese, Nervesa, Spresiano nei giorni di 16-23-30 ottobre e 6 novembre.
Roncade all’oratorio della Chiesa di Tutti i Santi, in via Pantiera, 2 per i vicariati di Roncade, Monastier, San Donà di Piave, nei giorni di 17-24-30 ottobre e 7 novembre.
Tutti gli incontri inizieranno alle 20.30. Per informazioni: Paola Favaro 0422-1578009 ascolto.caritas@diocesitreviso.it

Incontro dei missionari con il Vescovo: a Falzè martedì 16 luglio

La gioia del Vangelo ci spinge ancora una volta a “prendere il largo” e rinnovare con fiducia il nostro “sì” al Signore Gesù che ci chiama ad essere suoi discepoli-missionari. Questo lo riconosciamo anche nella disponibilità di molti giovani della nostra Diocesi che assieme al Gruppone missionario partiranno nei mesi estivi per vivere diverse esperienze di missione. Papa Francesco sta invitando con forza tutta la Chiesa ad uscire, a raggiungere le periferie esistenziali dove l’umanità attende il Vangelo che è Buona Notizia di vita, di vita in abbondanza per tutti! Lo Spirito Santo invia i discepoli fino ai confini della Terra, ad annunciare il Regno. Avremo modo nel mese missionario straordinario di ottobre di continuare la riflessione sulla missione e il rilancio dell’animazione missionaria nella nostra Diocesi. Ci vogliamo inoltre mettere in ascolto di quanto le Chiese sorelle ci suggeriscono: il Sinodo sull’Amazzonia sicuramente ci farà pervenire intuizioni buone per tutta la Chiesa universale.
Si rinnova, inoltre, anche quest’estate, il tradizionale incontro con le missionarie e i missionari che durante il tempo estivo sono tra noi, in Diocesi. L’incontro con il Vescovo avviene sempre in un clima di semplicità, di fraternità e di ascolto e ci permette di realizzare uno degli obiettivi principali della pastorale missionaria: l’incontro tra Chiese sorelle. Quando le Chiese si incontrano c’è un dono reciproco che viene scambiato e che ci arricchisce vicendevolmente. L’incontro sarà a Falzè di Trevignano martedì 16 luglio alle ore 16. Passiamo parola a tutti quei missionari che rientrano per un tempo di vacanza. Li aspettiamo!

(Lucia Michielin, cooperatrice pastorale)