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“Siamo Chiesa delle genti, scambio vivente di doni, siamo profezia e presente di pace”: in cattedrale a Treviso Epifania con la festa dei popoli

All’interno della celebrazione il Vescovo ha conferito il mandato missionario a don Giuseppe Danieli, in partenza come “fidei donum” per la diocesi di Roraima, in Brasile

Oltre un migliaio le persone che hanno gremito la cattedrale di Treviso, questa mattina, per la solennità dell’Epifania del Signore. Un unico popolo dalle molte lingue, esperienze e colori, come ha ricordato il vescovo, Michele Tomasi, in quella che da molti anni viene vissuta come la “messa dei popoli”. Davvero molti i sacerdoti concelebranti. Presenti anche le autorità, dal sindaco di Treviso, Mario Conte, al presidente del Consiglio comunale, Antonio Dotto, dall’assessora Gloria Tessarollo alla consigliera Antonella Tocchetto, e poi il vicario del Questore, Domenico De Maio, e il viceprefetto aggiunto, Giacomo Toma.

Dai canti alle letture, alle preghiere nelle diverse lingue del mondo, la celebrazione è stata animata dalle comunità cattoliche di lingua straniera presenti in diocesi, coordinate dall’ufficio di Pastorale delle migrazioni.  Presente anche l’associazione dei Trevisani nel mondo.

Numerosi i riferimenti alla pace e alla convivenza che arricchisce, negli interventi e nelle preghiere. All’inizio della celebrazione, nel suo saluto, don Silvano Perissinotto, neodirettore dell’ufficio ha ricordato che “in quest’anno giubilare, assieme a papa Francesco e a tutta la Chiesa siamo chiamati ad aprire le porte che possono aiutarci a vivere da fratelli e sorelle nel mondo – un mondo dove disgraziatamente ancora troppe sono le guerre e le differenze fra le genti – e anche qui da noi, nel territorio della nostra diocesi e nelle nostre comunità cristiane. Aprire e non chiudere. Aprire, motivati e sorretti dal Vangelo e da quella speranza che non delude, scoprendo i volti di cristiani provenienti da tutto il mondo e che cercano vita, famiglia, lavoro, futuro vivendo qui da noi, celebrando la domenica, giorno del Signore e giorno della comunità. Attraverso questi fratelli e sorelle si aprono poi altre porte, perché ogni comunità è aperta ad altre comunità e realtà, con gioie e anche con fatiche. Con le comunità cattoliche qui riunite, e a nome loro, ringrazio le autorità qui presenti, consapevoli che mantenere le porte aperte è possibile con il contributo e il servizio di ognuno, secondo i compiti affidati, per il bene comune e nel rispetto dei diritti e dei doveri di ciascuno”.

All’interno della celebrazione il vescovo ha affidato il mandato missionario a don Giuseppe Danieli, in partenza per la diocesi di Roraima (Brasile), dove operava don Edy Savietto, mancato improvvisamente un anno fa. E proprio don Giuseppe ha proclamato il Vangelo in portoghese.

Riflettendo sui doni preziosi e simbolici – oro, incenso e mirra – portati al Bambino Gesù dai saggi venuti dal lontano oriente, il Vescovo ha ricordato i passi della Scrittura in cui sono menzionati: “Tutta la storia del rapporto di Dio con il suo popolo, la relazione che Dio decide di stringere in questa storia, per la salvezza e la gioia di tutta l’umanità, risuona e risplende nei segni dei doni portati dai Magi. I Magi rappresentano la piena e assoluta gratuità della risposta di un’umanità che sa guardare al cielo e riesce a scrutare il mistero profondo della vita, e che si mette in cammino per portare doni gratuiti alla gratuità assoluta di Dio, che si coinvolge pienamente e definitivamente con la storia degli uomini creati e salvati, solo e unicamente per amore. Gratuitamente. È un incontro di sovrabbondanza piena e feconda, che avviene nella povertà – che è tutta dono – di Gesù custodito da Maria – ha sottolineato mons. Tomasi -. Un incontro che sta avvenendo qui, ora”.

Siamo Chiesa radunata dalle genti, e siamo Chiesa delle genti. Lo stesso corpo – ha ricordato il Vescovo – senza distinzione di eredità o di promessa, di dignità e di valore, ma nella ricchezza molteplice di doni viventi e vari. Siamo sovrabbondanza di esperienze condivise. Siamo le genti che da tutto il mondo arricchiscono dei loro colori, delle loro lingue e della loro sapienza di vita la nostra comunità trevigiana; siamo i trevigiani che in tutto il mondo portano la bellezza, l’intelligenza e la dedizione imparate nelle famiglie e nelle comunità di questa nostra bella terra, in passato difficile, sempre generosa. Siamo uno scambio vivente di doni, pagine di Vangelo scritte nell’esistenza quotidiana di tanti uomini e donne che, mossi dall’amore di Dio e dalla Parola, si mettono in cammino per essere testimonianza di vita pienamente umana, dignità infinita nel tempo e per l’eternità. Siamo Chiesa vivente che invia e che riceve doni, doni che sono persone mosse ed animate dalla disponibilità alla rinuncia di sé, senza condizioni. Schiera innumerevole di messaggeri di liete parole e di vita nuova. Oggi don Giuseppe (grazie per la tua disponibilità, per il tuo farti dono), appena ieri don Edy, assieme ai tanti e alle tante partiti fino ai confini della terra, e ai tanti che accoglieremo tra noi”.

Echeggiando le parole del profeta Isaia, una invocazione forte per la pace e la fraternità: “Alziamo gli occhi intorno e guardiamo la profezia della pace, guardiamo i figli e le figlie vicini e lontani, e tutti fratelli e sorelle. Siamo profezia, siamo presente di pace, siamo compito per il futuro, siamo dono gratuito, suscitato dal dono infinito dell’amore di Dio Padre in Cristo Gesù Signore”.

Dopo gli abbracci, le foto e gli auguri, la festa si è spostata nell’oratorio della parrocchia di Silea.

 

Pubblichiamo l’omelia integrale del Vescovo:

Omelia nella solennità dell’Epifania del Signore

«Festa dei popoli»

6 gennaio 2025 – Cattedrale di Treviso

Dal lontano oriente i Magi hanno visto spuntare la stella del re dei Giudei, e si sono messi in camino verso Gerusalemme. A Gerusalemme, tra coloro che avrebbero dovuto attendere con trepidazione, con ansia addirittura la venuta del re atteso, nessuno si era accorto di nulla: non il re violento e prepotente, non i sacerdoti o gli scribi, custodi della sapienza di Israele, depositari della promessa.

Tutti rimangono turbati dalla visita di questi uomini che vengono da lontano.

Erode finge interesse, e invia i Magi come se li mandasse in avanscoperta, per andare poi anche lui a prostrarsi davanti al nuovo nato, ad adorarlo. Degli altri, nessuno si muove.

I Magi si rimettono in cammino. Per niente turbati – loro – provano piuttosto “una gioia grandissima”. Arrivano alla casa dove trovano “il bambino e Maria sua madre”, si prostrano ed adorano. Ed aprono i loro scrigni.

Sì, è proprio così: nel popolo santo nessuno si muove per andare in cerca del proprio re (non sono nemmeno curiosi, dunque, sono soltanto “turbati”), mentre questi saggi venuti dal lontano oriente portano addirittura con sé dei doni. Doni preziosi, doni pensati e procurati prima della partenza, portati con sé nel lungo e pericoloso viaggio, custoditi con cura.

Vorrei gettare con voi uno sguardo un po’ più ravvicinato su questi doni preziosi e simbolici.

Oro, incenso e mirra.

Oro e incenso sono spesso menzionati insieme nelle Scritture: dal tempio in cui l’altare dell’incenso è tutto d’oro, e dal sommo sacerdote paragonato ad oro e incenso, fino alle profezie di Isaia, nelle quali uno stuolo di cammelli invade Gerusalemme portando oro e incenso, segno delle immense ricchezze dell’oriente.

Mirra ed incenso sono invece associate l’una all’altro nel Cantico dei Cantici per descrivere la fragranza e la meraviglia del profumo dell’amata, e la mirra descrive l’amato che profuma il cuore dell’amata. E la Sapienza, che ha piantato la sua tenda in Israele, è paragonata a profumo di mirra scelta e a nuvola di incenso nella tenda.

Ma la mirra è usata anche nei riti funebri: secondo il Vangelo di Giovanni il corpo di Gesù calato dalla croce sarà trattato con “trenta chili di miscela di mirra e di aloe” (Gv 19,39), e a Gesù in croce verrà posto sulle labbra “vino mescolato a mirra”, secondo il racconto di Marco (Mc 15,23).

Ricchezze portate al Re, profumi che impreziosiscono la relazione di amore tra l’amato e l’amata e fra Dio e il popolo, e la cura pietosa del corpo del crocifisso amato: tutto questo risuona e risplende nei segni dei doni portati dai Magi, tutta la storia del rapporto di Dio con il suo popolo, la relazione che Dio decide di stringere in questa storia per la salvezza e la gioia di tutta l’umanità.

I Magi rappresentano la piena e assoluta gratuità della risposta di un’umanità che sa guardare al cielo e riesce a scrutare il mistero profondo della vita, e che si mette in cammino per portare doni gratuiti alla gratuità assoluta di Dio, che si coinvolge pienamente e definitivamente con la storia degli uomini creati e salvati, solo ed unicamente per amore. Gratuitamente.

È un incontro di sovrabbondanza piena e feconda, che avviene nella povertà – che è tutta dono – di Gesù custodito da Maria.

Ma questo incontro sta avvenendo qui, ora.

Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo

e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo”. Così scrive san Paolo agli Efesini (e a noi).

 Siamo Chiesa radunata dalle genti, e siamo Chiesa delle genti. Lo stesso corpo senza distinzione di eredità o di promessa, di dignità e di valore, ma nella ricchezza molteplice di doni viventi e vari. Oro, incenso e mirra.

 Siamo sovrabbondanza di esperienze condivise. Siamo le genti che da tutto il mondo arricchiscono dei loro colori, delle loro lingue e della loro sapienza di vita la nostra comunità trevigiana; siamo i trevigiani che in tutto il mondo portano la bellezza, l’intelligenza e la dedizione imparate nelle famiglie e nelle comunità di questa nostra bella terra, in passato difficile, sempre generosa. Oro, incenso e mirra.

 Siamo uno scambio vivente di doni, pagine di Vangelo scritte nell’esistenza quotidiana di tanti uomini e donne che, mossi dall’amore di Dio e dalla Parola, si mettono in cammino per essere testimonianza di vita pienamente umana, dignità infinita nel tempo e per l’eternità.

Siamo Chiesa vivente che invia e che riceve doni, doni che sono persone mosse ed animate dalla disponibilità alla rinuncia di sé, senza condizioni. Schiera innumerevole di messaggeri di liete parole e di vita nuova. Oggi don Giuseppe (grazie per la tua disponibilità, per il tuo farti dono), appena ieri don Edy, assieme ai tanti e alle tante partiti fino ai confini della terra, e ai tanti che accoglieremo tra noi. Oro, incenso e mirra.

Assieme al profeta Isaia diciamoci ancora:

Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti”.

Alziamo gli occhi intorno e guardiamo la profezia della pace, guardiamo i figli e le figlie vicini e lontani, e tutti fratelli e sorelle.

Siamo profezia, siamo presente di pace, siamo compito per il futuro, siamo dono gratuito, suscitato dal dono infinito dell’amore di Dio Padre in Cristo Gesù Signore. Oro, incenso e mirra.

 

 


Messa dell’Epifania con le comunità di lingua straniera e invio missionario di don Giuseppe Danieli

Lunedì 6 gennaio 2025, alle 10.30, nella cattedrale di Treviso, il vescovo Michele Tomasi presiederà la celebrazione eucaristica nella solennità dell’Epifania del Signore.

La “messa dei popoli” sarà animata, come da tradizione, dalle comunità cattoliche di lingua straniera presenti in diocesi, coordinate dall’ufficio di Pastorale delle migrazioni: sono le comunità nigeriana, brasiliana, latinoamericana di lingua spagnola, filippina, ghanese, africana francofona, srilankese, indiana, ucraina, rumena e albanese. Saranno presenti anche i “Trevisani nel mondo”. Quattro i cori impegnati: italiano, filippino, brasiliano, ghanese. Una celebrazione ricca delle lingue, dei canti, dei colori degli abiti tradizionali e delle bandiere delle diverse nazionalità. A concelebrare con il Vescovo ci saranno anche i sacerdoti stranieri che accompagnano, nella diocesi di Treviso, le singole comunità. In questi mesi il vescovo Michele sta facendo la sua visita pastorale proprio alle comunità cattoliche di fedeli immigrati.

All’interno della celebrazione, il Centro missionario curerà anche l’invio di don Giuseppe Danieli, che riceverà dal Vescovo il mandato missionario. Don Giuseppe, infatti, si unirà ai confratelli “fidei donum” di Padova e Vicenza nella chiesa di Boa Vista in Roraima (Brasile), dove operava don Edy Savietto, mancato improvvisamente un anno fa: un segno importante di collaborazione e di scambio tra Chiese sorelle. In omaggio alla terra brasiliana il Vangelo sarà annunciato in portoghese.

La festa, dopo la messa, sarà nell’oratorio parrocchiale di Silea.


Vescovi del Nordest su migrazioni: il fenomeno richiede a tutti ripensamenti, scelte “profetiche” e passi in avanti

Migrazioni e migranti come fenomeno epocale e incontro di persone e popoli: è stato questo il tema, affrontato da più versanti, della “due giorni” di confronto e approfondimento che ha impegnato i Vescovi del Triveneto insieme a 3 rappresentanti di ciascuna Diocesi della Regione – sacerdoti, diaconi e fedeli laici -, a Cavallino (Venezia) presso la Casa diocesana di spiritualità S. Maria Assunta. “L’altro è sempre colto insieme come una risorsa e come una minaccia – ha affermato mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, nell’introdurre i lavori -. Siamo legati all’altro. Gli altri possono essere fratelli oppure amici oppure sconosciuti, siamo in una stretta interdipendenza eppure gli altri ben presto risultano un legame che riduce la nostra aspirazione di autonomia, indipendenza e libertà. L’incontro, il confronto, il conflitto, l’integrazione sono sempre stati un problema con esiti diversificati e contraddittori. Ma dalla paura si può passare ad un ripensamento della propria identità, da raccontare e testimoniare allo straniero che arriva. Allo straniero va raccontato e testimoniato il Paese in cui si trova con i suoi valori condivisi. Bisogna ripensare la propria identità e saperla raccontare ai nuovi arrivati come anche ai giovani che, per certi versi, sembrano stranieri alla nostra cultura di provenienza”.

Sulle dimensioni del fenomeno – che in Italia e nelle nostre regioni si intreccia con il progressivo calo demografico e l’invecchiamento della popolazione – e su come governare le migrazioni è intervenuto il prof. Stefano Allievi (sociologo dell’Università di Padova) che ha indicato alcune linee che dovrebbero essere opportunamente perseguite per affrontare seriamente la questione: “O sapremo ricreare canali di immigrazione regolare, che oggi non esistono più, o continueremo a nuotare nel mare dei problemi dell’immigrazione irregolare. E’ giusto controllare i confini, è compito dello Stato ed è importante sapere chi entra e chi esce, ma questo non significa costruire muri. Bisogna saper ascoltare le paure, parlare con gli altri, ascoltare gli altri e saper raccontare agli italiani quello che veramente succede. E si tratta anche di uscire dalla distinzione in categorie, tra richiedenti asilo e migranti economici (di cui c’è molto bisogno). L’accoglienza va governata e non ci si può limitare ad essa, ci vogliono politiche di integrazione – dall’imparare la lingua all’inserimento nel tessuto culturale di un Paese, dal fornire strumenti all’offrire riconoscimenti importanti anche sul piano simbolico (ad esempio la cittadinanza alle seconde generazioni) – e bisogna essere disposti a spendere risorse per questo; non si possono avere accoglienza ed integrazione a costo zero. Più integrazione significa più sicurezza”. Ed ha, infine, ribadito l’importanza che la Chiesa mantiene e può avere sempre più, per la sua autorevolezza, nell’incidere sul dibattito pubblico e nei rapporti con le realtà istituzionali e la politica.

Don Antonio Bortuzzo (biblista della Diocesi di Trieste) ha, quindi, ripercorso parole e racconti della Sacra Scrittura da cui emergono il rapporto con il “forestiero”, le ragioni e le riletture in chiave teologica del migrare di popoli, famiglie (compresa la Sacra Famiglia) e persone nella storia, invitando a rivedere – alla luce delle pagine bibliche e con spirito di discernimento – l’epoca attuale, provando anche a comprendere come sia possibile trasformare cammini spesso segnati da morte, odio, conflitti e tragedie in percorsi e “porte” di speranza.

Vi è stata poi la testimonianza di mons. Domenico Mogavero (Vescovo emerito di Mazara del Vallo) che, sulla base dell’esperienza diretta nella Diocesi siciliana che ha guidato per oltre 15 anni fino al 2022, ha raccontato come le comunità cristiane possono e sono sempre più provocate ad essere luogo e occasione di incontro per genti provenienti da più parti: “C’è da avviare nella Chiesa una riflessione più ampia a partire dal fenomeno migratorio per ripensare, alla luce della realtà, un nuovo modo di dialogare con il mondo a cui raccontare la freschezza e la bellezza del Vangelo. Il rapporto con i migranti, che sono volti concreti e non oggetti, esca finalmente dalla marginalità pastorale o dall’emergenza per farli entrare di diritto nella nostra agenda pastorale e nella vita delle nostre Chiese”. Mons. Mogavero ha indicato alcune possibili linee pastorali – creare occasioni di carità solidale e di “ecumenismo della carità”, favorire l’inserimento e la partecipazione di persone e famiglie migranti cattoliche nelle comunità, la purificazione del linguaggio e il coraggio di alcune scelte profetiche – ed ha, infine, aggiunto: “L’integrazione è sempre un punto d’arrivo, un processo non breve che deve rimuovere sospetti e diffidenze e richiede dialogo, condivisione e – come stato intermedio – dei percorsi di inclusione e convivenza pacifica”.

L’intervento conclusivo è stato svolto da mons. Michele Tomasi, Vescovo di Treviso e delegato per la Pastorale sociale del Triveneto, che ha sottolineato la necessità di saper inquadrare il fenomeno migratorio nel suo orizzonte più ampio – che tiene conto anche degli scenari demografici e di mobilità umana – e comprendere che tale ambito tocca in profondità la vita e l’identità delle comunità cristiane: “Vale la pena, allora, affrontare le paure e le sfide con il metodo e lo stile di chi accende delle luci per cominciare a togliere qualche paura, di chi sa perseguire l’inclusività e la compassione, la capacità di incontrare le persone e condividere le esperienze. Siamo, infatti, convinti che tale fenomeno abbia un forte potenziale ri-generativo per le nostre comunità ecclesiali e civili”.

Nel corso della “due giorni” la Delegazione Caritas del Nordest ha presentato ai Vescovi un rapporto aggiornato sull’impegno e sulle “fatiche” che le Caritas di questa Regione affrontano nell’accoglienza dei migranti, in base alle diverse tipologie previste di accoglienza e alla metodologia scelta per una accoglienza diffusa e ben strutturata. Nel documento sono indicate anche criticità e questioni aperte: la crescente precarietà di condizione dei richiedenti asilo, la gravità dell’emergenza abitativa (anche per motivi burocratici), la fatica nel rapporto con gli Enti pubblici – talora inteso in una logica meramente strumentale – e la “solitudine” nella quale le Caritas si trovano spesso ad operare anche all’interno delle stesse comunità cristiane, chiamate sempre più ad educare all’ascolto, all’accoglienza, al discernimento e a favorire la creazione di legami e collaborazioni trasversali.

I Vescovi, durante i momenti di dibattito, hanno espresso la consapevolezza del passo in avanti che la vastità e il perdurare strutturale del fenomeno migratorio – non visto più solo come problema ma come risorsa –  richiedono alle Chiese del Nordest, a partire dal contributo delle Commissioni regionali, sia negli aspetti di vita pastorale e annuncio missionario del Vangelo sia nelle relazioni con credenti e non credenti, con persone e comunità, nel dibattito pubblico e con i vari soggetti della vita politica, economica, culturale e lavorativa dei nostri territori. Hanno, infine, espresso l’auspicio che da parte delle istituzioni ed autorità civili siano posti al più presto segni concreti che aiutino migranti e comunità locali a favorire – nel rispetto, nella concordia e per esigenze di bene comune – l’inclusione ed una pacifica convivenza, ad esempio cominciando a prevedere modalità semplificate e con meno “pesi” burocratici negli ingressi regolari, nella concessione e nel rinnovo dei permessi di soggiorno ed anche offrendo il riconoscimento della cittadinanza a quanti da tempo vivono, sono nati o studiano nel nostro Paese.


Messa dell'Epifania in cattedrale

Il Vescovo Tomasi: “Condividiamo ogni giorno la bellezza di questa assemblea, coltiviamo la speranza, facciamo entrare in dialogo i nostri mondi”

“Quanto è bella una comunità cristiana così varia e colorata, così vitale e fraterna”: è quanto ha detto il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, nella celebrazione che ha visto riunite, sabato 6 gennaio in cattedrale, molte persone di numerose lingue e provenienze geografiche, per la solennità dell’Epifania, la festa della manifestazione del Signore Gesù a tutte le genti. Presenti numerose autorità civili e militari, tra cui il sindaco di Treviso, Mario Conte, il presidente del Consiglio comunale, Antonio Dotto, e diversi assessori e consiglieri comunali. A concelebrare, il vicario generale, mons. Mauro Motterlini, il direttore dell’ufficio Migrantes, don Bruno Baratto, e il nuovo vicedirettore, don Silvano Perissinotto, oltre ad altri sacerdoti diocesani. Con loro, i sacerdoti che accompagnano le diverse comunità di lingua straniera.

Da molti anni la messa del 6 gennaio a Treviso è curata dall’ufficio diocesano di Pastorale delle Migrazioni e animata dalle diverse comunità cattoliche di lingua straniera presenti in diocesi: nigeriana, brasiliana, ucraina, cinese, rumena, latinoamericana di lingua spagnola, filippina, ghanese, africana francofona, albanese. E proprio il direttore dell’ufficio, don Bruno Baratto, all’inizio della celebrazione, ha ricordato le situazioni di guerra dei Paesi di origine delle persone presenti, e i tanti altri conflitti nel mondo, che non lasciano le persone libere di scegliere se migrare o restare, come ricorda il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Da don Baratto l’appello alla comunità della Chiesa di Treviso e alle comunità di migranti arrivati anni fa a “custodire, insieme, la dignità di chi arriva oggi da noi. E se le Istituzioni hanno la propria responsabilità da esercitare, anche noi siamo chiamati con forza a fare la nostra parte per far crescere relazioni capaci di valorizzare i doni di ciascuno, qualunque sia la sua cultura e appartenenza religiosa”.

Sulla scorta delle parole del profeta Isaia, il Vescovo, nell’omelia, ha invitato i presenti a guardarsi l’un l’altro: “Proviamo a vedere in questa nostra assemblea i figli che vengono da lontano. Gioia, non terrore e nemmeno tristezza. Doni, non privazione e povertà. Gesti di cura e di tenerezza e non indifferenza e disprezzo. Riusciamo a vedere questo?”, ha chiesto mons. Tomasi, mentre le persone si guardavano le une con le altre.

“Nel Signore noi siamo un corpo solo, chiamati ad un comune futuro di pace e di unità, siamo raggiunti dalla stessa promessa di pienezza di vita contenuta nel Vangelo. Se custodisco la mia relazione con Gesù – ha sottolineato il Vescovo -, questa non potrà mai essere contro qualcuno dei fratelli e delle sorelle. Debbo infatti custodire la mia identità personale e culturale, perché questo è l’unico modo che ho per amare concretamente gli altri. Non posso amare in astratto, in modo neutro, omologato. Se però coltivo la mia identità per separarmi dagli altri e per escludere i fratelli e le sorelle differenti, mi stacco dalla fonte viva dell’amore, mi chiudo in me stesso, e mi sono perso, nel tempo e per l’eternità”.

L’invito, poi, a seguire la Speranza come una stella, in questo nuovo anno. Speranza, non come facile ottimismo, ma “come fiammella di luce nelle tenebre, anche le più fitte. Speranza come incontro nella gioia, in un mondo così crudo che sembra soffocare ogni sogno”, ha ricordato il Vescovo citando il poeta francese Peguy. Perché è la speranza che “ci permetterà di far entrare in dialogo i nostri mondi diversi ma vicini, che troppo spesso manteniamo separati e muti, o impegnati a gridare parole di sospetto o d’odio.

La speranza ci tirerà fuori di casa per incontrarci, per nutrire insieme la nostra fede, per accendere la fiamma dell’amore reciproco, in gesti quotidiani ed ordinari di solidarietà e di fraternità”.

“La mia speranza – ha concluso il Vescovo, annunciando la sua prossima visita pastorale alle comunità dei fedeli migranti – è che si veda e si condivida la bellezza di questa nostra assemblea per tanti giorni, non solo oggi, e in tutte le manifestazioni della vita, nell’uguaglianza, nella giustizia, nella pace. I Magi provarono una gioia grande, noi non dovremmo sperare niente di meno”.

Fonte: Comunicato stampa

 


Riflessione a partire dal messaggio del Papa

Giornata del migrante e del rifugiato: scelte di libertà e dignità

Liberi di scegliere. Parole impegnative. Parole scandalose, forse, nell’attuale dibattito che infuria, una volta ancora, sull’immigrazione. Nel quale vogliamo essere noi a decidere per gli altri. Un dibattito affrontato ancora una volta in termini emergenziali, e già questo denuncia una non-volontà, temo unita ad incapacità, di affrontare diversamente la questione. «Liberi di scegliere se migrare o restare», è comunque il tema forte che papa Francesco propone in questa 109ª giornata dei migranti e dei rifugiati, che si celebra domenica 24 settembre.

Il messaggio di mons. Tomasi

Il Vescovo alla comunità ucraina: “Vi siamo vicini nella preghiera e nella solidarietà, da fratelli e sorelle nella fede”

Tutte le comunità cristiane della nostra Diocesi invitate a unirsi nella preghiera

Care sorelle e cari fratelli,

in questo momento così tragico, in cui la guerra sta colpendo persone a voi care, le vostre famiglie, il vostro popolo, il vostro Paese, vogliamo dirvi la nostra disarmata vicinanza. I nostri mezzi non sono potenti dal punto di vista militare: si chiamano preghiera, solidarietà, vicinanza di persone, di fratelli e sorelle nella fede.

Come ha detto ieri papa Francesco, nel suo appello per l’Ucraina, «Dio è Dio della pace, e non della guerra, è Padre di tutti, non solo di qualcuno, ci vuole fratelli e non nemici». A lui chiediamo con forza insieme con voi: si fermi questa follìa di una guerra che ha già iniziato a fare vittime, e troppe ancora rischia di farne. Una guerra che già sta uccidendo la possibilità della pace, e di tutto il bene che nella pace può essere coltivato, e fatto crescere fino a portare frutto. Il bene che voi, con sacrificio e con amore, state cercando di costruire con tanto impegno in emigrazione per i vostri cari. Invitiamo tutte le comunità cristiane della nostra Diocesi ad unirsi nella preghiera in questi giorni e in particolare mercoledì 2 marzo, inizio del cammino di Quaresima, con un digiuno che invoca pace, come ha chiesto papa Francesco. E questo sia solo un primo segno per una vicinanza che possa continuare nella solidarietà e nella preghiera.

                                                      Michele Tomasi

                                                  vescovo di Treviso

Appello a credenti e non credenti

Papa: il 2 marzo Giornata di preghiera e digiuno per la pace in Ucraina

Una Giornata di preghiera e digiuno per la pace in Ucraina. A proporla “a credenti e non credenti”, è stato il Papa, al termine dell’udienza di mercoledì 23 febbraio in Aula Paolo VI. “Vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti”, ha detto Francesco: “Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. Invito tutti a fare il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una Giornata di digiuno per la pace. Incoraggio in modo speciale i credenti, perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra”.

“Prego tutte le parti coinvolte perché si astengano da ogni azione che provochi ancora più sofferenza tra le popolazioni, destabilizzando la convivenza tra le nazioni e screditando il diritto internazionale” l’appello del Papa. “Nonostante sforzi diplomatici delle ultime settimane – ha denunciato Francesco – si stanno aprendo scenari sempre più allarmanti. Con me tanta gente nel mondo sta provando angoscia e preoccupazione. Ancora una volta la pace di tutti è minacciata da interessi di parte. Vorrei appellarmi a quanti hanno responsabilità politica perché facciano un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è il Dio della pace e non della guerra: il padre di tutti, non solo di qualcuno, che ci vuole fratelli e non nemici”.

“Nel nome di Dio, fermatevi”: l’appello delle Conferenze episcopali d’Europa per l’Ucraina

“Nel nome di Dio, fermatevi”. Da Firenze, dove si sta svolgendo l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, mons. Gintaras Grusas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), rivolge un accorato appello per la pace in Ucraina. “Le Chiese che sono in Europa – si legge in un messaggio diffuso oggi da Firenze dove è in corso l’incontro dei vescovi del Mediterraneo – condannano con forza quanto è accaduto questa notte in Ucraina: bisogna agire insieme e con determinazione per porre fine immediatamente all’aggressione russa e fare tutto il possibile per proteggere donne, uomini e bambini innocenti: nel nome di Dio fermatevi adesso! La Comunità internazionale, e in modo particolare l’Unione europea, non lasci intentata nessuna via per fermare questo conflitto, perché le armi cedano il passo al dialogo e ai negoziati, perché venga difeso il diritto internazionale, l’indipendenza e la sovranità territoriale dell’Ucraina. Perché si ponga fine a una guerra che dall’Ucraina si estenderebbe inevitabilmente agli Stati vicini e diventerà una minaccia per tutta l’Europa. I vescovi europei e le comunità cristiane pregano per le vittime di questo conflitto e per i loro familiari, sono vicini a quanti soffrono per questi atti di violenza. Si uniscono all’invito di Papa Francesco che chiede preghiera e digiuno per la pace: “La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra”. Il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) è composto da trentanove membri, di cui trentatré sono Conferenze episcopali alle quali si aggiungono gli Arcivescovi del Lussemburgo, del Principato di Monaco, l’Arcivescovo maronita di Cipro e i Vescovi di Chişinău (Moldavia), dell’Eparchia di Mukachevo e dell’Amministrazione apostolica dell’Estonia. Insieme, rappresentano la Chiesa cattolica in ben quarantacinque Paesi del continente europeo.

Bilanci di pace 2022

“Trasformare confini in orizzonti”

 

Bilanci di Pace è un’iniziativa giunta al suo 13° anno, proposta dalla Diocesi di Treviso, in particolare da Caritas Tarvisina, Pastorale Sociale e del Lavoro, Centro Missionario, Ufficio Pastorale delle Migrazioni (Migrantes) e il giornale diocesano La Vita del Popolo. Vuole essere un’occasione per riflettere e confrontarsi sul perché di tanta sofferenza ed ingiustizia, un’occasione per andare alle radici della pace vera.

I tre incontri, previsti in streaming per il 20 e il 27 gennaio e il 3 febbraio, hanno come obbiettivo ridestare le coscienze richiamando l’attenzione sulla situazione dell’Afghanistan, del conflitto tra Eritrea – Etiopia e dell’Iraq, per dare strumenti per abitare questa storia nella sua complessità, superando la logica dei muri e delle frontiere per abitare in maniera generativa i confini.

20 GENNAIO 2022 – ore 20:30
AFGHANISTAN: abbandoni gelidi.
Storia di un popolo calpestato e abbandonato a sé stesso. Storia di ieri e di oggi.

Intervento di Alessandra Morelli, già delegata UNHCR; testimonianza di Basir Ahang, regista e giornalista afghano, residente a Trento o Amin Wahidi, regista afghano, residente a Milano.

27 GENNAIO 2022 – ore 20:30
ETIOPIA ed ERITREA: silenzi assordanti
Lettura geopolitica di un conflitto dimenticato.

Intervento di Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire; testimonianza di Getahun Tamrat, 36 anni, di padre eritreo e di madre etiope, cittadino italiano dal 2010, attualmente residente in Inghilterra.

3 FEBBRAIO 2022 – ore 20:00
IRAQ: sogni di pace
Voci di giovani che sognano e si impegnano per la pace: vivere in paesi di guerra

Intervento: testimonianza in inglese con traduzione in italiano di Hakam Anas Zariri, giovane musicista musulmano di Mosul e di Rashel Natheer Marzina, giovane cristiana di Qaraqosh

 

Gli incontri si potranno seguire on line, in diretta, sul canale YouTube Caritas Tarvisina