Ricordo quel pomeriggio del lontano marzo 1931. Alcuni ragazzi dell’oratorio Don Bosco di Reggio Emilia mi vennero a chiamare: “Don Dino, là al Mercato c’è una carovana, c’è gente che piange, una donna sta per morire”. Corsi, senza nulla pensare, soltanto preoccupato di portare i conforti religiosi a quella creatura morente, Fui accolto con tanta cordialità e riconoscenza. Ricordo quel funerale che fu di edificazione a tutta la Parrocchia di S. Pietro.
Quell’episodio, senza accorgermi, segnava una svolta nella mia vita. Poche settimane dopo tornai al Mercato vecchio, quasi sospinto da una forza misteriosa. Due carovane ed una piccola arena all’aperto sostituivano la carovana già partita per altro destino.
Guardavo incuriosito: una donna che stava lavando i panni s’accorse che cercavo qualcosa… “Padre, venga: siamo cristiani anche noi”.
Era la signora Caroli Semiramide, madre dei valenti equilibristi e ginnasti, che molti anni dopo avrebbe finito la sua vita a Scandicci in serenità.
Quel qualcosa di misterioso che era entrato in me e forse anche nei miei amici non si spegneva. Forse la notizia di quel prete incuriosito era passata fra le famiglie solite a fermarsi a Reggio Emilia nel Mercato vecchio… Verso la Pasqua dello stesso anno, un signore, il cav. Manfredi, mi mandò a chiamare e mi propose di preparare alla Pasqua ormai vicina il piccolo Luna Park. Fu una rivoluzione per la mia anima. Incominciai a fare conoscenza con le varie famiglie. Scoprivo un mondo nuovo di gente cordiale e amica
“Venga, padre, siamo cristiani anche noi” Le poche parole di quella povera nomade per giustificare il suo invito, hanno cambiato nel lontano 1931, la vita di un giovane prete, Mons. Dino Torreggiani di Reggio Emilia, come lui stesso ha raccontato più volte. E “quel qualcosa di misterioso” che era entrato in lui, lo spinse a creare una struttura pastorale tutta nuova che fu di fatto l’antesignano della Migrantes: l’OASNI (Opera Assistenza Spirituale Nomadi in Italia) per quelle categorie di persone come i circensi e i fieranti, che considerava “abbandonate” dalla pastorale ordinaria della Chiesa, perché non raggiunte dalle strutture parrocchiali e quindi bisognose di una evangelizzazione ad hoc, fatta di presenza e di condivisione di vita.
La Chiesa come istituzione nel suo insieme prevede una pastorale specifica per gli artisti di strada e si mostra interessata alla loro presenza nella comunità cristiana, alle loro esigenze, alla loro particolare cultura, tanto che per essi esistono un Ufficio nazionale della Migrantes, incaricati diocesani, volontari laici, suore, dediti al loro cammino di fedeli a pieno titolo.
LA CHIESA LOCALE
Il servizio pastorale è, di norma, affidato alla Chiesa locale “visitata” dall’attività del Circo e del Luna Park e degli artisti di strada in genere.
Di fronte al fenomeno della “mobilità” umana, è chiesto alle Chiese locali di “attrezzarsi” per offrire un servizio pastorale alle famiglie e alle persone che “attraversano” il loro territorio attraverso la Migrantes con l’incaricato della pastorale specifico per i Circhi e Luna Park.
Non tutte le Diocesi hanno ottemperato a queste nomine e non di rado l’affidamento di questo servizio è puramente simbolico.
“I circensi e i lunaparchisti che vivono il disagio della continua separazione da un contesto sociale e culturale sono, pur nel breve periodo di permanenza, membri del/a comunità cristiana. Per questo è importante educare le nostre comunità ad assumere anche nei loro confronti quegli atteggiamenti e quei rapporti di vita che sono chiesti da Gesù alla sua Chiesa.
La presenza di circensi e lunaparchisti è dunque un forte richiamo a tutte le Chiese locali affinché superino tentazioni e insidie in contrasto con il Vangelo”.
Così si esprimevaSua Ecc.za Mons. Ennio Antonelli già Segretario Generale della CEI.
Il problema allora non è quello di una copertura di ruoli quanto piuttosto di educare la comunità cristiana alla dimensione dell’accoglienza. Non è, infatti, pensabile che la Chiesa locale possa offrire un servizio pastorale significativo nei confronti delle famiglie del Circo o del Luna Park che permangono nel territorio anche per breve tempo se questa non sviluppa in se stessa una cultura di accoglienza.
MARGINALITA’
È la caratteristica tipica di una società nomade che “sfiora” una società di stanziali.
Nei rapporti con la società
Per vivere i circensi e i lunaparchisti hanno bisogno degli stanziali perché sono i potenziali clienti della propria attività. C’è tuttavia una sorta di separazione tra i due mondi che maturano nei nostri amici l’esperienza della marginalità, o peggio quella della emarginazione.
Per fare qualche esempio: La differenza di scolarizzazione, un ritmo di vita più naturale, la loro struttura sociale e familiare, la multietnicità e una grande tolleranza, non fa comprendere alcuni aspetti della vita sociale come la burocrazia, la previdenza, la politica, il sindacato, lo Stato, ecc.
L’urbanizzazione ha costretto a porre sempre più in periferia le strutture dello spettacolo viaggiante, in luoghi non adeguati, a volte in vere e proprie discariche. Non parliamo poi dei pregiudizi degli uni verso gli altri che nella reciprocità acuiscono il fenomeno della marginalità.
Nei rapporti con la Chiesa
Possiamo sottolineare alcuni aspetti che caratterizzano una situazione di marginalità:
La struttura parrocchiale aiuta la popolazione cristiana stanziale a riconoscersi in una comunità dove celebrare il proprio rapporto con Dio, condividere l’esperienza di fede e approfondirne i contenuti.
Anche per icristiani non praticanti il campanile caratterizza un’identità ed un’appartenenza.
Per la gente del Luna. Park e, soprattutto, per quella del Circo, è impossibile sperimentare il senso dell’appartenenza ad una parrocchia o ad una comunità ecclesiale.
“Dov’è la chiesa più vicina? Quale orario? Chi è il prete?”. Le risposte a queste semplici domande richiedono un po’ di tempo anche per chi cambia casa e cerca di ambientarsi nella nuova situazione; e ancora più tempo perché la nuova chiesa diventi familiare… figuriamoci per chi si trattiene in quella zona per breve tempo!
Il circo arriva in una città ed in una parrocchia, senza troppo preavviso, indipendentemente dai ritmi e dai programmi pastorali della parrocchia e gli impegni del parroco.
Oggi la pastorale è programmata per tempo e l’arrivo di famiglie di uno spettacolo viaggiante non è prevedibile e non può alterare un programma già stabilito. I pregiudizi su di un mondo non conosciuto aumenta la diffidenza degli ecclesiastici; ancora i vecchi raccontano con rammarico l’invito di certi parroci alla popolazione a disertare lo spettacolo ritenuto immorale, con il commento “non siamo cristiani anche noi?”.
Anche di fronte alla richiesta di sacramenti il ventaglio di risposte è variegatissimo, l’atteggiamento conseguente è quello della ricerca del miglior risultato con il minimo impegno.

