Anche la diocesi di Treviso è stata fortemente interessata nello scorso secolo dal fenomeno dell’emigrazione verso le varie nazioni dell’Europa (Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Gran Bretagna), dell’ America del Sud e del Nord e dell’ Australia.
Un dato approssimativo parla di circa 40.000 emigrati di prima generazione che con i discendenti arrivano ai 300 mila provenienti dai paesi della diocesi di Treviso.
Molti di loro fanno riferimento per la propria vita spirituale alle tante missioni cattoliche presenti ancora in molte città del mondo dove rimane considerevole la presenza di immigrati di origine italiana.
Dagli anni settanta (1973) la Diocesi ha provveduto ad un collegamento continuo con gli emigrati mediante l’Associazione “Trevisani nel mondo” , di ispirazione cristiana, per la promozione umana integrale della persona in migrazione” (Statuto, n. 2), costituitasi presso il Centro Diocesano di Pastorale in Casa Toniolo, e tuttora funzionante con oltre 60 Sezioni all’estero e altrettante in Italia e in provincia con gli ex emigrati.
Ruolo fondamentale di guida lo svolge uno dei fondatori, don Canuto Toso.
Alcuni sacerdoti ex missionari presso gli emigranti continuano un prezioso servizio di accompagnamento soprattutto agli emigranti più anziani, attraverso la corrispondenza e la visita periodica alle missioni cattoliche in cui hanno fatto servizio (Francia – Belgio).
Attualmente sono in servizio all’estero per gli emigranti italiani due sacerdoti in Australia, di cui uno in pensione.
Don Canuto Toso è molto attento anche ai “nuovi emigranti”, giovani che per motivi di studio o di lavoro continuano a partire soprattutto verso l’ Inghilterra, ma anche la Germania e l’Australia.
Secondo alcune fonti ogni anno partono dalla provincia di Treviso circa 1000 giovani verso l’estero.
Nella sola Londra sarebbero circa 2500 i giovani studenti o lavoratori provenienti dalla provincia di Treviso.
Sono numerosi anche i trevigiani all’estero, soprattutto nei paesi dell’Est Europa o in Asia, dove molte ditte Venete hanno de-localizzato la produzione dei loro prodotti.
