Il Direttore diocesano della pastorale migratoria, che solitamente viene chiamato Direttore Diocesano Migrantes, è nella diocesi espressione della sollecitudine del Vescovo e della comunità diocesana per quanto riguarda la pastorale migratoria; cura il collegamento con le altre forze ecclesiali, come pure con quelle civili e istituzionali, anche attraverso una specifica commissione o segretariato; tiene aggiornato il censimento degli stranieri e delle forze pastorali disponibili in diocesi o reperibili altrove; programma con i direttori delle diocesi limitrofe e col direttore regionale eventuali piani pastorali interdiocesani; pone particolare attenzione perché la pastorale specifica riguardante gli immigrati rientri nel quadro generale della pastorale ordinaria della Chiesa locale.
Cappellano o Missionario dei migranti: così è chiamato anche nella recente Istruzione Pontificia “Erga migrantes caritas Christi” il sacerdote addetto alla pastorale migratoria per espresso incarico dell’Ordinario del luogo. Come si è già accennato, non tutti gli operatori pastorali che si dedicano a questo servizio hanno un formale mandato, a tutti però si addice la definizione, formulata nella citata Istruzione e nella Lettera pontificia “Chiesa e mobilità umana”, di “uomo-ponte tra due culture e due mentalità” e questa “funzione di uomo-ponte postula nel cappellano la piena consapevolezza che il suo è un vero ministero missionario, il quale include la disposizione a partecipare permanentemente o almeno con una certa stabilità, alla vicenda migratoria”. Il cappellano e chiunque presti servizio pastorale tra i cattolici stranieri non dovrà limitarsi, per quanto possibile, ai servizi di culto (celebrazione dell’eucarestia e dei sacramenti), essendo fondamentali e talora prioritarie le attività di evangelizzazione sia degli adulti che dei minori e quanto concorre a consolidare la comunità nello spirito di quella partecipazione fraterna che la rende “un cuor solo e un’anima sola”. Si dovrà perciò evitare che la presenza del cappellano nella comunità si riduca alla rapida comparsa di qualche ora, soltanto per la Messa.
Il Coordinatore nazionale della pastorale per determinati gruppi etnici è una figura relativamente nuova; la sua istituzione è stata sollecitata dal moltiplicarsi delle comunità pastorali etniche; e di queste alcune sono molto recenti, con scarsa esperienza e consistenza. Ne risulta la necessità o almeno la grande convenienza di collegarle tra loro, di consolidarle, di favorirne la continuità, di avviare una prassi pastorale che garantisca una certa uniformità tra i vari agenti pastorali. L’importanza del Coordinatore risulta anche dal fatto che la sua nomina viene fatta dal Consiglio Episcopale Permanente della CEI su presentazione della Conferenza Episcopale del Paese di provenienza, sentito il parere della Migrantes. Questa figura, che non comporta alcun ruolo di giurisdizione o di governo all’interno delle singole diocesi, dovrà muoversi in stretto contatto e accordo col direttore diocesano, ciò che del resto si richiede da parte di ogni operatore pastorale, specialmente se risiede fuori della diocesi.



