Pellegrinaggio diocesano al Santo: il vescovo invita a riscoprire, sull’esempio di Antonio, la sapienza che mette al centro la dignità della persona

Un pellegrinaggio molto partecipato anche quest’anno, quello della diocesi di Treviso, venerdì 12 giugno, alla basilica del Santo, a Padova, alla vigilia della festa di sant’Antonio. A presiedere la celebrazione eucaristica il vescovo Michele, molti i sacerdoti diocesani che hanno concelebrato, insieme ai frati francescani della basilica. Mons. Tomasi, nell’omelia, ha richiamato il valore della sapienza cristiana come dono indispensabile per orientare la vita personale e la costruzione del bene comune.
Prendendo spunto dalla preghiera di Salomone, che chiese a Dio “un cuore docile” capace di ascoltare e discernere il bene dal male, il vescovo ha sottolineato come sapienza e prudenza siano virtù necessarie per affrontare le sfide del nostro tempo. In particolare, ha evidenziato la necessità di collocare il progresso tecnico e scientifico all’interno di un orizzonte etico e spirituale che metta al centro la dignità della persona e la ricerca della giustizia, della pace e della fraternità, come sollecita papa Leone nella sua enciclica “Magnifica humanitas”.
Mons. Tomasi ha ricordato che la vera sapienza nasce dalla consapevolezza di essere amati da Dio e conduce a vivere con maggiore profondità il rapporto con gli altri, superando la ricerca del successo, del potere e dell’interesse personale.
L’omelia ha quindi ricordato la figura di sant’Antonio, presentato come uomo di straordinaria cultura, preghiera e fedeltà al Vangelo. Il vescovo ha ricordato il riconoscimento ricevuto dal Santo sia da san Francesco d’Assisi, che gli concessi di studiare Teologia e di insegnarla ai frati, sia da papa Gregorio IX, che lo definì “Arca del Testamento” per la profondità della sua conoscenza delle Scritture e la forza della sua predicazione.
Attraverso il racconto della sua attività a Padova, mons. Tomasi ha evidenziato come l’annuncio di sant’Antonio producesse concreti frutti di conversione e riconciliazione: la pace tra persone in conflitto, la restituzione di beni ottenuti con usura o violenza, la liberazione da situazioni di ingiustizia e sfruttamento.
“La forza della predicazione antoniana – ha sottolineato il vescovo – nasceva dall’armonia tra studio, preghiera, annuncio e vita”. Una testimonianza che continua a parlare anche oggi e che rende sant’Antonio una figura particolarmente attuale.
Il pellegrinaggio, ha ricordato il Vescovo, nasce dal desiderio di seguire Cristo con la radicalità evangelica di sant’Antonio e di san Francesco, nel ricordo dell’ottocentesimo anniversario della morte del Poverello di Assisi. “Siamo qui perché desideriamo amare Gesù così come lo hanno amato loro. Siamo qui perché vorremmo saper leggere i Vangeli come li hanno letti loro, e fare diventare, almeno un poco, anche la nostra vita un piccolo raggio di Vangelo concreto e attuale – ha ricordato il Vescovo -. Siamo qui perché chiediamo a sant’Antonio di intercedere, affinché cresca tra noi e per mezzo nostro la riconciliazione, la solidarietà, la giustizia, la condivisione dei beni, la cura dei piccoli, la pace: segni di una Parola viva, di un battesimo di salvezza, di fede vera e salda”.
Al termine, l’omaggio alla tomba del Santo, dove ciascuno ha portato le proprie preghiere, ringraziamenti, speranze, ma anche quelle di una persona sconosciuta, come ha chiesto il Vescovo ai fedeli, in modo da farsi “moltiplicatori di grazia”.
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