Più sinergia tra formazione in Seminario e durante il ministero: il tema al centro del Consiglio presbiterale diocesano

La formazione in Seminario e la formazione permanente del clero: sono questi i temi che sono stati al centro della riflessione del Consiglio presbiterale diocesano, lo scorso 16 febbraio, in sala Pavan del Seminario vescovile. Il primo intervento, affidato a don Luca Pizzato, rettore del Seminario, ha messo in luce la sempre maggiore richiesta, oggi, di un’armonizzazione tra la formazione degli anni del Seminario e la formazione permanente dei preti. Il cammino del Seminario oggi è sempre più legato alla formazione dei primi anni del ministero, ha ricordato il rettore. I riferimenti più recenti sono il “Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri”, del 1994, aggiornato nel 2013, e l’Esortazione post-sinodale di Giovanni Paolo II “Pastores dabo vobis” del 1992, che ricordano le caratteristiche da custodire per la vita del presbitero, dall’essere ministro della Parola, chiamato all’annuncio, alla presidenza dell’Eucarestia e della comunità, alla celebrazione degli altri sacramenti, a cominciare dalla Riconciliazione, in un contesto storico profondamente mutato. Da qui, le molte opportunità offerte con gli itinerari formativi annuali, con i ritiri spirituali, e altre occasioni per la cura della vita spirituale del prete.
L’intervento di don Gerardo Giacometti ha ricordato alcune prospettive di questa stagione ecclesiale, a cui è importante ricondurre la stessa formazione. Citando i documenti del Concilio, il magistero di papa Francesco e di papa Leone, e ricordando gli orientamenti emersi dal Sinodo della Chiesa universale e dal Cammino sinodale della Chiesa italiana, ha evidenziato le caratteristiche di una Chiesa sinodale in uscita, che esercita la corresponsabilità, nelle forme della collaborazione pastorale. Una Chiesa “capace di abitare il mondo con coraggio e audacia evangelica”, la cui missione si esprime nell’abitare le situazioni di vita, con gli orizzonti inclusivi di papa Francesco (“Todos, todos, todos”) e le indicazioni del Cammino sinodale a entrare in dialogo con la cultura e con il mondo, senza dover scegliere tra dialogo e annuncio. Certo, il contesto secolarizzato porta a confrontarsi con fatiche, delusioni e paure che interpellano la struttura spirituale e formativa dei preti e dei candidati al ministero. Una Chiesa sinodale, nell’esercizio della corresponsabilità, porta a una maggiore consapevolezza della comune appartenenza battesimale di tutto il “popolo di Dio”, riscoprendo la medesima dignità di tutti i “christifideles” – ministri ordinati e laici, uomini e donne, nella pluralità di doni, carismi e ministeri. Il tema della corresponsabilità tra i battezzati, poi, ha sottolineato don Giacometti, ha tre importanti conseguenze che riguardano la vita dei preti e la loro formazione: momenti di formazione condivisa – preti, consacrati e laici insieme -, un’attenzione specifica alla sinodalità nella formazione in Seminario e un più ampio coinvolgimento dei laici, sia a sostegno dell’azione pastorale e amministrativa, sia nella guida della comunità. Una Chiesa sinodale che si esprime nelle forme della collaborazione pastorale, infine, interpella la formazione del clero non solo per un più ampio coinvolgimento dei laici nell’esercizio della responsabilità pastorale delle comunità, ma anche per la differente identificazione del presbitero rispetto a un particolare contesto, come quello di essere preti in più parrocchie.
Il confronto tra i membri del Consiglio è proseguito a piccoli gruppi, per individuare istanze e suggerimenti da offrire alla Commissione per la formazione permanente del clero e, quindi, anche alla formazione dei futuri presbiteri, per un ministero capace di stare dentro alle sfide del contesto attuale, in cui i la velocità dei cambiamenti coinvolge sia le persone che le strutture.
Il vescovo Tomasi, nel suo intervento conclusivo, ha messo in luce la delicatezza e l’interconnessione di ogni revisione in ordine alla formazione, in particolare del Seminario, e ha ricordato le parole di papa Leone ai seminaristi del Triveneto, invitati a lavorare molto sulla loro formazione umana, sull’integrazione di varie dimensioni per la loro maturazione, per essere persone che, pur nella diversità, sappiano collaborare e arrivare a decisioni condivise. Mons. Tomasi ha fatto riferimento alla fraternità sacramentale, all’importanza di “trasferire anche nella nostra vita spirituale la capacità di pensarci insieme”, riconoscendo quell’unicum, per tutti i sacerdoti, del legame sacramentale nell’Ordine. “Certo, oggi, nel nostro mondo, la trasmissione della fede non è più un dato scontato, e da questo dobbiamo partire, ma la fede resta il dono più grande che abbiamo” ha concluso il Vescovo, incoraggiando i presenti a proseguire con coraggio e speranza. (A.C.)

Articolo in uscita nella “Vita del popolo” del 1° marzo 2026