APRIAMO LE PORTE DELLA NOSTRA SCUOLA

Permettiamo ai nostri giovani di bere un aperitivo e non di andare a scuola…”. Devo dire che sono pienamente d’accordo con l’espressione del ministro dell’istruzione, perché ci riporta ad un importante ordine di grandezza. La scuola e l’educazione come bene necessario per i nostri ragazzi. In alcuni casi il ministero si è mostrato incerto e alcune volte non ha dato segnali chiari alla scuola. Altre volte le dichiarazioni sono state fumose, ma non questa volta per fortuna.

Ci sono colpevoli ritardi e non voglio richiamare strumentalmente le colpe del governo, che pur ci sono state a mio avviso, ma la necessità di guardare ai nostri ragazzi. Il disagio formativo e quello personale sono del tutto evidenti. Stiamo spegnendo socialità e speranza in loro. Il tempo della formazione è una stagione del tutto particolare e delicata, che deve essere sostenuta e non dimenticata o appaltata solo ad alcuni linguaggi interattivi.

Il ministro ha ragione nel ricordare che spesso si rendono possibili pratiche secondarie e si dimenticano quelle fondamentali e non solo in questo tempo aggiungo.

Occorre far presto con l’aiuto di tutti per non correre il rischio di far vivere ai nostri studenti pratiche passive e inattive del loro vivere quotidiano, che li potrà chiudere ancora di più in una forma di vita disperatamente privatistica. Un’urgenza già ribadita nella prima ora del fenomeno con un articolo sul nostro giornale diocesano, ma che ora non può più davvero rimanere inascoltata. Dati preoccupanti e statistiche di suicidi e di abbandono scolastico, docet.

La nostra società pluralistica, non può dimenticare un ordine di priorità fondamentale per il bene del nostro futuro e della nostra società. Non dobbiamo dimenticare il valore della salute, ma mi viene da credere che con i giusti accorgimenti e i fondi necessari si potrebbe fare molto di più, anche nel campo dell’educazione.