GERMOGLI SI SPERANZA NELLA SCUOLA

Una stagione assai promettente come la primavera permette di osservare nuovi rigogli e colori venire alla luce.

È una sensazione di piacevole bellezza perché frutto di un dono inaspettato; qualcosa nasce nonostante noi e perciò, diviene richiamo di qualcosa di più profondo e frutto di forze sconosciute o almeno non da noi suscitate.

Per alcuni versi il mondo della scuola e dei giovani sembra essere di difficile lettura e certamente luogo di congedo dalla pratica religiosa. Le domande e la ricerca in loro però non manca.

Tornati da poco con un gruppo di studenti dal Giubileo ho avuto la netta sensazione che il loro cuore sia apertissimo alle proposte che stimolano la vita e che stiano a loro agio anche di fronte a prospettive alte e trascendenti.

Altri giovani stanno mobilitandosi per far nascere una consulta studenti delle scuole paritarie e per darsi spazi di partecipazione attiva nella scuola, condividendo anche la loro fede e le loro scelte.

A latere, nel mio ministero sono stato spettatore da poco di una giornata mondiale della gioventù a Roma che ha fatto montare una fiumana di canti, preghiere ed esperienze condivise e non da ultimo, nel mio piccolo, di un gruppo di giovani innamorati di Gesù, che con grande slancio ed entusiasmo unito ad intraprendenza stanno proponendo adorazioni e settimana comunitaria ai loro coetanei.

Ribadisco che tutto questo ha poco a che vedere con i nostri sforzi, appare come un fiore di una stagione nuova e che suscita in me la domanda che Claudio Cristiani sollevava sul quotidiano Avvenire: <>.

In un articolo così si esprimeva: “Credo che (questa generazione) sia meglio disposta, da molti anni a questa parte, a riscoprire l’originalità del messaggio cristiano e a viverlo senza ipocrisie”.  Questa intuizione si aggiungeva a quella di padre Silvano Fausti che nel suo ultimo libro scriveva: “Noi tutti siamo di fronte all’eccezionale opportunità, dell’imperdibile occasione di far sì che quella dei giovani di oggi sia la prima generazione dei nuovi credenti”.

Se questa sarà una nuova stagione spererò di intravvederne i primi germogli e il tempo ci aiuterà a capire, ma da un altro versante mi pongo, con molta libertà, alcune domande:

Ci sono nelle nostre comunità educative adulti che sappiano intercettare questi segni? In quale misura sono disposti a fare un salto in questa direzione?

Perché è ancora così poco inserita nella pastorale ordinaria la vita dei giovani nella scuola? Quanto è motivo di riflessione di un consiglio pastorale nel suo normale ritrovarsi?

Non corriamo di lasciare questo desiderio di ricerca in mano ad altri “maestri” talune volte meno interessati e coscienziosi?

Come ufficio diocesano dedito al mondo della scuola abbiamo avuto segni promettenti in questo senso, speriamo di camminare assieme alla pastorale giovanile diocesana e delle varie parrocchie per convergere su nuove mappe di speranza, così come richiamate recentemente da papa Leone XIV. Fissare il nostro sguardo e il nostro cuore su costellazioni capaci di farci camminare per un futuro di Chiesa, nella quale i giovani non disperino d’essere ancora e sempre cercatori di verità, siano educati alla libertà, accompagnati nel leggere i segni del proprio tempo e del proprio cammino, amati nell’ascolto della voce interiore (cfr. Disegnare nuove mappe di speranza, 2.2).