Truman Burbank: Was nothing real?
Christof: You were real. That’s what made you so good to watch…
(The Truman Show, 1998)
Molti di voi probabilmente ricordano com’era “prima”.
Prima, quando un ragazzo doveva trovare una cabina telefonica (e avere gettoni in tasca) per poter avvisare i suoi di essere in ritardo. Quando il modem faceva quel suono fastidioso cercando di trovare la linea e le foto dei nostri attori e cantanti preferiti le dovevamo salvare su floppy che ne contenevano al massimo una trentina (ma ben etichettate). Quando c’erano ancora i negozi di videocassette e i film si noleggiavano in un posto fisico, non solamente online su cose dal nome peculiare come Chilly (voci di corridoio informano che esistono tuttora posti in cui è possibile affittare film, ma una parte di noi è convinta si tratti di una leggenda metropolitana).
C’è dunque un prima… e poi c’è un’ “ora”. Fra chi ha avuto la fortuna di vedere entrambi troviamo sia coloro che rimpiangono i tempi andati scuotendo la testa che coloro che li ricordano un po’ nostalgicamente mentre si lanciano a capofitto nel social media del momento, fra hashtags, gifs, likes e 140 caratteri (ma questi, pare, ancora per poco).
Alcuni credono che i nuovi media siano appannaggio quasi esclusivo delle giovani generazioni e sicuramente è vero che essi trovano grande diffusione fra gli under 25; sono però sempre più gli adulti connessi e i numeri generali vanno aumentando in maniera esponenziale anno dopo anno.





(fonte)
Alcuni approfondimenti interessanti
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Prima che questi dati suscitino crisi di panico o proteste infondate, alcuni elementi sono da tenere in considerazione.
I nuovi media sono strumenti…
…e come tutti gli strumenti, hanno di per sè un valore neutro. Che assumano connotazioni negative o positive o che risultino utili o pericolosi dipende esclusivamente dall’uso che se ne fa. E’ vero, la possibilità di apparire in maniera anonima online ha dato ampio spazio a fenomeni terribili come il cyberbullismo, ma al tempo stesso ha permesso a molti ragazzi di aprirsi alla condivisione di problemi pesanti, trovando un supporto iniziale senza l’imbarazzo di affrontare la cosa faccia a faccia fin da subito. Ancora, tutti abbiamo sentito storie di ragazzine e ragazzini adescati da malintenzionati su Facebook… ma non tutti siamo a conoscenza che molti iscritti ai più svariati social hanno incontrato proprio tramite essi amicizie solide e alle volte anche l’amore.
I nuovi media sono (o dovrebbero essere) un punto di partenza e/o di passaggio…
…ma non necessariamente limitano, di per se stessi, la condivisione faccia a faccia. Le ore passate online da una persona, come l’analisi statistica già menzionata ha fatto emergere, sono sempre di più e purtroppo internet può effettivamente generare dipendenza (fonte). Ma è anche vero che è possibile educare ad una presenza meno frequente ed anzi, molto spesso le stesse persone che ne fanno uso cercano l’incontro faccia a faccia anche con le nuove amicizie nate proprio online.
I nuovi media possono ampliare gli orizzonti…
…e non solo impoverire. ‘Vorrei invitare, comunque, i cristiani ad unirsi con fiducia e con consapevole e responsabile creatività nella rete di rapporti che l’era digitale ha reso possibile. Non semplicemente per soddisfare il desiderio di essere presenti, ma perchè questa rete è parte integrante della vita umana’. Le parole di Benedetto XVI, tratte dal Messaggio per la XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (link al testo completo), rispondono bene ad una domanda che molti educatori e insegnanti si stanno tuttora facendo: mi unisco o non mi unisco al popolo della rete? I dubbi e i timori non sono infondati, certo, ma chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò non è un valoroso rifiuto di una moda, ma un essere ciechi davanti ad un passaggio irreversibile che ha cambiato e continuerà a cambiare in modo definitivo la comunicazione. Sempre nella stessa lettera il Papa emerito aggiunge: ‘Le nuove tecnologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa, per cui si può affermare che si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale. Con tale modo di diffondere informazioni e conoscenze, sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione’.
Giocare d’anticipo, imparando a conoscere e usare questi strumenti con coscienza e consapevolezza e, perchè no, anche con un po’ di entusiasmo è il modo migliore per renderli degli alleati… e non dei mulini a vento.
Nei prossimi mesi torneremo spesso a parlare di social e di comunicazione mediata ed in particolare del rapporto fra questa e le nuove generazioni. Lo faremo attraverso la presentazione di progetti ad essa dedicati nelle scuole del territorio diocesano, attraverso articoli scientifici sull’argomento, o citando altre forme di comunicazione come quella cinematografica, televisiva o letteraria che tanto influenzano l’attuale contesto sociale. E lo faremo soprattutto guardando più da vicino ai giovani, dando spazio alle loro parole e alla loro voce. Anche quando solo digitale.




