Le tre vie dell’educazione

"Educare è introdurre nella totalità della verità"

 
“Non si può parlare di educazione cattolica senza parlare di umanità, perché l’identità cattolica è Dio che si è fatto uomo. (…) Educare cristianamente è portare avanti i giovani, i bambini nei valori umani in tutte le realtà, e una di queste è la trascendenza. (…) La crisi più grande del nostro tempo è questa chiusura alla trascendenza.”
(Papa Francesco, 21 Novembre 2015)
 
Una vera e propria denuncia quella di papa Francesco al congresso mondiale per l’educazione cattolica: diciamo no al proselitismo, diciamo no al neopositivismo che educa solo alle cose immanenti.
C’è bisogno di cambiare rotta ora più che mai, c’è bisogno di insegnare ai ragazzi a preparare, ad aprire il cuore perché il Signore si manifesti: educare umanamente, ma con orizzonti aperti, sempre. È la chiusura del nostro tempo che soffoca l’educazione e il nostro essere uomini.
 
 Un’educazione all’insegna dell’umanità quindi; si, ma come?
Il Santo Padre non dà una risposta precisa, ma attraverso la sua riflessione, ci invita a metterci in gioco.
Il patto educativo – come lo definisce Lui – tra famiglia/scuola e tra Stato/scuola è rotto. Spetta a noi cercare nuove strade, ingegnarci per farci portatori e testimoni di valori che abbiamo dentro, quelli più intimi a noi e che non devono andare perduti. Mai.
Dobbiamo riscoprire ADESSO, SUBITO quella complicità tra istituzioni che può rendere così frizzante e “nuova” la crescita della persona nel suo percorso formativo. Educare non è solo una mera “trasmissione di concetti”. I ragazzi, i bambini non sono solo contenitori da riempire; prima di tutto sono personalità da scoprire, da stuzzicare, da valorizzare, da abbracciare ed accogliere. Partiamo sempre da questo: la persona al centro, prima di tutto.
 
“Ci sono 3 linguaggi – ci insegna papa Francesco – il linguaggio della testa, il linguaggio del cuore, il linguaggio delle mani. L’educazione deve muoversi su queste tre strade.”
Sono le tre vie dell’educazione, che tutti gli educatori dovrebbero seguire con verità nel loro accompagnamento formativo ai giovani. Sforzarsi acchè il ragazzo “pensi quello che sente e che fa, senta quello che pensa e che fa, e faccia quello che pensa e sente”.
È così che aiutiamo questi giovani a trovare il loro posto nel mondo, a sentirsi amati, e ad amare sé stessi, così come sono, e la vita in sé. Quando la scuola non si adopera per questo, è lì che sta la vera morte sociale.
Smettiamola di essere meri spettatori di una realtà che ci sta sempre più sfuggendo di mano. È facile lamentarsi, senza mettersi in gioco. È il tempo di avere il coraggio di impegnarsi davvero, di promuovere l’educazione, di assumersi le proprie responsabilità, di rischiare, perché “un educatore che non sa rischiare, non serve per educare”. Cosa vuol dire rischiare?
Con la semplicità che lo contraddistingue, anche qui il Papa si è dimostrato limpidissimo: rischiare significa “insegnare a camminare”, con pazienza accogliere la cautela e il timore che si nascondono dietro i passi di un bimbo, che azzarda, prova, cade, si rialza e va… ma sempre sotto lo sguardo attento del genitore. Allo stesso modo affianchiamo i giovani, trasmettiamo loro quest’entusiasmo di una nuova crescita, che parte “dal di dentro” e che promuove prima di tutto il personalismo.
 
Un ultimo spunto: no ad un’educazione selettiva. Nessuno può essere escluso dalla possibilità di partecipare a tutto questo, dalla possibilità di ricevere valori.
Il mondo è grande, i bisognosi e i poveri sono tantissimi, e aspettano solo noi, il nostro aiuto, il nostro accompagnamento. Valorizziamoli, umanizziamoli, facciamoli crescere come intelligenza e come persone, trasmettiamo loro le nostre abitudini, perché insieme si viva davvero come fratelli.
Sembra assurdo, ma le situazioni di disagio sociale e umano sono davvero preziose: è l’esperienza di queste persone infatti che ci fa aprire gli occhi, ci fa guardare alla realtà, ci fa tornare all’essenziale e alla complicità. Siamo distanti da questo ancora, ma è necessario comprendere tale nuova dimensione, perchè solo così riusciremo a realizzarci appieno: donandoci gratuitamente gli uni gli altri.
 
 
Link dell’intervento: QUI