RIPRENDERE IL TEMA EDUCATIVO 

L’educazione è un’arte discreta e preziosa; sostiene, apre lo sguardo a nuove visioni e nel futuro getta semi che in qualche modo e da qualche parte germoglieranno. 

Eppure, sembra che qualcosa si sia inceppato, dal momento che appaiono sempre più ostacolati nel compito e nella missione di tanti docenti. 

La scelta di stare nella scuola è motivata da un cuore generoso che vuol condividere conoscenze ed esperienze per far crescere e sviluppare nelle giovani generazioni una promessa di vita. È frustrante pensare che in questo gesto di restituzione ci sia sofferenza e un senso di impotenza di fronte a tanti problemi che sembrano di difficile risoluzione. 

Siamo lasciati soli dicono molti docenti! 

Anche il progresso semantico in campo educativo rivela un’allerta e un profondo disagio: dalla sfida educativa (vedi progetto culturale della Cei) si è passati, con le parole di Papa Francesco, ad una “catastrofe educativa”. Il termine dice che qualcosa si è spezzato e non è tempo di girare la faccia dall’altra parte. Occorre nuova consapevolezza per far tornare la scuola a camminare. 

Sempre di più gli insegnanti e gli educatori vengono chiamati ad essere attenti, preparati e responsabili su un’infinità di aspetti della vita dei ragazzi; prendersi in carico le aspirazioni, saperli ascoltare nei loro profondi disagi, le competenze, le scelte future, la fatica di collaborare con delle famiglie che in alcuni casi non vogliono essere scomodate su questo fronte, certificazioni, vari aspetti legali, disagio psichico “spirituale io dico” che tristemente sono il pane quotidiano della nostra scuola. 

Un’attenzione all’integralità della persona è una vera sfida per ogni classe e ogni tempo. Il merito e i programmi rischiano di lasciare indietro troppi studenti. 

Che cosa chiediamo ai nostri insegnanti? Come ci accostiamo e collaboriamo? Non si insegna nell’isolamento e non si educa nella comodità. Quando chiediamo troppo a singole figure, stiamo semplicemente nascondendo la polvere sotto il tappeto e la burocratizzazione dei vari passaggi e la sfilata di protocolli non ci salveranno. 

Il tempo post-covid ha portato alla luce tutte le sue ombre. Anche l’inverno demografico sta mettendo a dura prova le nostre scuole e la gestione delle stesse diviene via via sempre più complessa. 

La mancanza di una distanza educativa e del rispetto dell’autorità educante, compromessa da atteggiamenti indecifrabili e irrispettosi di alcuni adulti, devono aiutarci a riflettere assieme e giungere a scelte coraggiose. 

Non possiamo dimenticare, che ogni amnesia in campo educativo e ogni sfilacciamento, ha una ricaduta sui giovani che sono coloro che dovranno assumersi il delicato compito di costruire il futuro, dove ci saremo anche noi. 

Propongo di vivere questo secondo anno di ascolto e narrazione del Cammino Sinodale della chiesa con grande attenzione e partecipazione; tutti assieme, credenti e non credenti, chiedendo uno sforzo particolare anche alle nostre parrocchie, agli organismi di partecipazione, agli operatori pastorali, per rendere possibile quell’alleanza educativa di cui tanto sentiamo il bisogno. Per le comunità cristiane, guardare al mondo dei giovani e della scuola, sarà un orizzonte promettente per capire non il cambiamento, ma la nuova era che già sta albeggiando. 

Nei vari cantieri del Cammino Sinodale ogni diocesi ha la possibilità di aggiungerne uno di proprio e forse un versante potrebbe essere quello dell’educazione. Camminando insieme qualcosa potremmo fare. Buon cammino e buona scuola.