“Sii gioioso, paziente e concreto”: l’augurio del card. Parolin al vescovo Giuliano

Cari Patriarca di Venezia, Amministratore Apostolico di Vicenza, Vescovo di Treviso e Presuli tutti qui presenti,

cari sacerdoti, diaconi, seminaristi, religiosi e religiose,

distinte Autorità civili e militari,

caro papà, familiari ed amici di Mons. Brugnotto,

cari fratelli e sorelle nel Signore,

caro don Giuliano,

“Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi.  Il Signore è vicino”, così prende avvio la liturgia di questa terza domenica d’Avvento, la domenica Gaudete. Noi possiamo parafrasare: Rallegriamoci tutti! Rallegrati, Chiesa santa di Dio che sei in Vicenza, perché oggi accogli colui che viene e a te nel nome del Signore, tramite il discernimento e la nomina di Papa Francesco, e che, secondo l’antica tradizione ecclesiale e le disposizioni del Pontificale romano, riceve l’ordinazione episcopale nella Cattedrale della Diocesi a cui è destinato e, con ciò stesso, ne prende possesso o, come si preferisce dire oggi, inizia il suo ministero pastorale.

La letizia di questo momento è mista a una legittima curiosità, almeno per noi vicentini: chi è il Vescovo Giuliano?

E qui siamo in sintonia con il brano evangelico appena ascoltato, che ci riporta la domanda rivolta da Giovanni Battista a Gesù attraverso i suoi discepoli: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”.  Una domanda che percorre tutto il Vangelo, perché è l’intero popolo di Israele, dopo l’intensa attività di predicazione e di guarigione operata da Gesù, a chiedersi: “Chi è veramente quest’uomo?”.

Certo, qui non siamo nel fondo buio e maleodorante di un carcere, ma in una bella chiesa piena di luce e di profumo d’incenso; non siamo certo mossi dallo sconcerto che abitava il Precursore, che aveva preannunciato l’arrivo del Messia come un tempo di purificazione molto energica, se non addirittura violenta, mentre invece si trovava di fronte la prassi di Gesù improntata al perdono, alla guarigione e all’amore. Ma la domanda resta.

Una prima risposta ce la offre il curriculum vitae di Mons. Brugnotto, molto ricco e articolato, dal quale emerge la competenza acquisita in campo accademico e l’esperienza maturata in diversi campi di servizio pastorale nella Diocesi di origine, la sua privilegiata attenzione ai poveri e alle terre di missione.  Un po’, dunque, lo conosciamo! E siamo certi che queste doti lo abilitano ad entrare con fiducia nel servizio episcopale che si accinge ad assumere. Sappiamo anche l’apprezzamento sincero che la Chiesa sorella di Treviso nutre nei suoi confronti.

Impareremo ancora a conoscerlo – come egli imparerà a conoscerci – condividendo il “pondus diei et aestus” in questa vigna del Signore, i giorni belli e brutti che ci stanno davanti, le ore lieti e tristi che scandiranno il futuro, come hanno scandito il passato.

Ma, nel fondo, noi possediamo già una conoscenza completa di lui, una conoscenza che ci viene dalla fede.  La fede, infatti, ci insegna che i Vescovi sono i successori degli Apostoli, annunciatori della Parola e maestri della fede, santificatori del popolo cristiano, padri e pastori delle Chiese loro affidate.  Essi, per divina istituzione, sono succeduti al posto degli Apostoli e, in forza di questa divina istituzione, rappresentano Cristo, sicché nella loro persona, assistita dai sacerdoti, è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo, Pontefice sommo.  Ascoltarli è ascoltare Cristo (cfr. LG 21).

Vicario del “Pastore grande delle pecore” (Eb 13,20), il Vescovo deve manifestare con la sua vita e il suo ministero episcopale la paternità di Dio, la bontà, la sollecitudine, la misericordia, la dolcezza e l’autorevolezza di Cristo, che è venuto per dare la vita e per fare di tutti gli uomini una sola famiglia, riconciliata nell’amore del Padre, e la perenne vitalità dello Spirito Santo, che anima la Chiesa e la sostiene nell’umana debolezza (cfr. AS n. 1). Nessuno è escluso dal cuore del Vescovo!

Egli è il visibile principio e il fondamento dell’unità e della comunione nella Chiesa locale ed è chiamato ad edificarla nella comunione di tutti i suoi membri e di questi con la Chiesa universale, vigilando affinché i diversi doni e ministeri contribuiscano alla comune edificazione dei credenti e alla diffusione del Vangelo (cfr. AS n. 8).

Ed è proprio l’unità e la comunione al suo interno il contributo più grande che la Chiesa può e deve dare alla pace nel mondo, in una società divisa da barriere sociali, politiche ed ideologiche che sembrano insuperabili e da conflitti, come quello in corso in Ucraina (ma non solo), che sembrano insanabili.

Le scelte pastorali della Chiesa che è in Vicenza, a partire dal Concilio Vaticano II – e qui mi permetto di citare l’altro Vescovo trevigiano, Mons. Arnoldo Onisto, il cui ricordo è ben vivo fra di noi – e, negli ultimi 11 anni sotto la guida del Vescovo Beniamino – al quale va ancora una volta il nostro pensiero riconoscente – in armonia con quelle della Chiesa italiana, si sono decisamente orientate verso la comunione e la collaborazione delle diverse componenti ecclesiali: le unità pastorali, la fraternità dei preti, la corresponsabilità dei laici in funzione ministeriale, l’attenzione alle antiche e alle emergenti forme di povertà. Senza dimenticare il cammino sinodale della Chiesa universale!

Potremmo continuare a enucleare le caratteristiche del Vescovo, ma molti altri elementi emergeranno dal rito stesso di ordinazione, che continueremo ora, seguendolo, con particolare attenzione.

Emergono, contemporaneamente le gravi responsabilità che gravano sulle spalle di un Vescovo per il bene della Diocesi ed anche della società. Alle quali si accompagnano le aspettative di diversa natura.  Qui torniamo al Vangelo di oggi e alle attese di Giovanni Battista nei confronti di Gesù, che quest’ultimo compie, ma superandole in modo inaspettato. Potrebbe essere che sul nuovo Vescovo si addensino non solo aspettative, diciamo così, fisiologiche, ma vere e proprie aspettative “messianiche”, che senz’altro dovranno essere ridimensionate, perché sappiamo tutti che i Vescovi non fanno miracoli! Ognuno, a questo riguardo, deve assumersi le sue responsabilità e non limitarsi a svolgere il ruolo di semplice spettatore.  Il Vescovo è chiamato a fare il primo passo, ad indicare una direzione, ma non può camminare da solo, non si può camminare ciascuno per la propria strada, incurante degli altri: bisogna camminare insieme!

Io mi permetto di indicarti tre atteggiamenti che, secondo me, potrebbero aiutarti, caro don Giuliano, ad assolvere alle tue responsabilità e a venire incontro alle giuste e ragionevoli aspettative.  Li prendo dalle letture odierne.  Brevemente.

Innanzitutto, la gioia.  La gioia dell’Avvento, la gioia del Natale, la gioia dell’incontro, quotidianamente rinnovato, con il Signore Gesù, come dice Papa Francesco nell’incipit dell’Evangelii Gaudium: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù … Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (n. 1).

Nel novembre del 2021, il Papa ha consegnato ai Vescovi della CEI un biglietto con l’immagine del Buon Pastore e le beatitudini del Vescovo (tratte dall’omelia dell’Arcivescovo di Napoli in occasione dell’ordinazione episcopale dei suoi ausiliari).  Ci parlano di beatitudine, di felicità, di gioia, ci parlano delle condizioni della gioia per un Vescovo.

Ho letto recentemente che sono necessari non solo preti “buoni”, ma preti “felici”, perché solo un prete felice può evangelizzare senza smentire il Vangelo (cfr. Francesco, Secondo lo stile di Dio. Riflessioni sulla spiritualità del presbitero, LEV, p. 46).  Vogliamo, a maggior ragione, Vescovi non solo “buoni”, ma anche “felici”.

Ecco le beatitudini: beato il Vescovo che fa della povertà e della condivisione il suo stile di vita, perché con la sua testimonianza sta costruendo il Regno dei cieli.  Beato il Vescovo che non teme di rigare il suo volto con le lacrime, affinché in esse possano specchiarsi i dolori della gente, le fatiche dei presbiteri, trovando nell’abbraccio con chi soffre la consolazione di Dio.  Beato il Vescovo che considera il suo ministero un servizio e non un potere, facendo della mitezza la sua forza, dando a tutti diritto di cittadinanza nel proprio cuore, per abitare la terra promessa ai miti ….. Beato il Vescovo che allontana la doppiezza del cuore, che evita ogni dinamica ambigua, che sogna il bene anche in mezzo al male, perché sarà capace di gioire del volto di Dio ….. Beato il Vescovo che opera la pace, che accompagna i cammini di riconciliazione, che semina (nel cuore del presbiterio) il germe della comunione, che accompagna una società divisa sul sentiero della riconciliazione, che prende per mano ogni uomo e ogni donna di buona volontà per costruire fraternità: Dio lo riconoscerà come suo figlio.  Beato il Vescovo che per il Vangelo non teme di andare controcorrente, rendendo la sua faccia “dura” come quella del Cristo diretto a Gerusalemme, senza lasciarsi frenare dalle incomprensioni e dagli ostacoli perché sa che il Regno di Dio avanza nella contraddizione del mondo. Sii, caro don Giuliano, un Vescovo felice!

Poi la pazienza: “Siate pazienti” ci esorta San Giacomo (costanti, traduce la versione liturgica).  Il Card. Giuseppe Siri soleva dire: “Cinque sono le virtù del Vescovo: primo, la pazienza; secondo, la pazienza, terzo, la pazienza, quarto la pazienza, quinto la pazienza con coloro che ci invitano ad avere pazienza”.  Pazienza con noi stessi, con gli altri, con questo tempo così bello, ma anche così incerto e contraddittorio, in cui ancora non vediamo luce in ogni cosa! La pazienza come condizione di efficacia.  Ricordiamo la preghiera di Santa Teresa d’Avila: “Nada te turbe … che niente ti turbi, niente ti spaventi … con la pazienza tutto si ottiene … A chi ha Dio nulla (gli) manca.  Solo Dio basta!”. Sii, caro don Giuliano, un Vescovo paziente!

Ed infine: la concretezza. “Andate a riferire a Giovanni ciò che udite e vedete”, cioè le opere: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”.  Gesù cita le parole con cui il profeta Isaia, ben sette secoli prima, aveva meravigliosamente descritto l’irruzione dei tempi messianici. In lui, nei miracoli che egli compie, gli antichi sogni di Isaia stanno diventando realtà. E per annunciare il Vangelo oggi, compito primario della Chiesa come ci ricorda con insistenza Papa Francesco, una Chiesa, un Vescovo, un cristiano non potrà che farlo continuando il metodo e lo stile di Gesù: cominciando dalle opere dell’amore.  Caro don Giuliano, sii un Vescovo concreto, che è poi una caratteristica dei Veneti: “produrre senza scalpore e senza far parlare di sé”!

Gioia, pazienza e concretezza: alla fine non sono che declinazione di quella fede retta e profonda, di quella speranza certa e di quella carità perfetta che devono brillare in ogni discepolo del Signore e tanto più in colui che, oltre ad essere cristiano, è anche pastore (cfr. Sant’Agostino).

Noi preghiamo, intensamente, per te oggi e nei giorni a venire. Ti affidiamo alla potente intercessione della Madonna di Monte Berico, “Vergin soave, pia madre di amor”, a cui noi vicentini siamo tanto devoti, all’intercessione di Santa Maria Bertilla Boscardin, piccola grande santa che condividiamo con Treviso, dei Santi Felice e Fortunato e di tutti i Santi nostri Patroni.

Così sia.

 

OMELIA del Cardinale PIETRO PAROLIN

Segretario di Stato di papa Francesco

per l’ORDINAZIONE EPISCOPALE

di mons. GIULIANO BRUGNOTTO,

VESCOVO ELETTO DI VICENZA

 

Cattedrale di Vicenza

11 dicembre 2022