Il cordoglio per l'uccisione in Mozambico della missionaria comboniana della diocesi di Vittorio Veneto

Suor Maria De Coppi, seme fecondo di vita e di speranza

“È una martire della Fede”: così mons. Inacio Saure, Arcivescovo di Nampula, commenta la rivendicazione del sedicente Stato islamico (Isis) dell’uccisione di quattro cristiani, tra cui la missionaria comboniana suor Maria De Coppi, originaria della diocesi di Vittorio Veneto, classe 1939, nata a Santa Lucia di Piave e trasferitasi poi con la famiglia a Ramera, nell’assalto alla missione di Chipene (Mozambico) la sera del 6 settembre.

Secondo la Bbc, l’organizzazione jihadista ha pubblicato la rivendicazione su alcuni suoi account Telegram a nome della Provincia dello Stato Islamico nell’Africa Centrale. L’Isis sostiene di aver ucciso la suora perché si era “impegnata eccessivamente nella diffusione del cristianesimo”. “Se la rivendicazione è autentica, allora, suor Maria è veramente una martire della fede” afferma a Fides mons. Saure che si dice preoccupato perché la provincia di Nampula sembra essere stata presa di mira dai jihadisti le cui attività avevano finora il loro fulcro in quella confinante di Cabo Delgado. “Da inizio settembre si succedono gli attacchi nella nostra provincia” dice l’arcivescovo. “La popolazione è disorientata e in grande sofferenza perché vive nell’incertezza e non sa cosa fare, molti scappano ma non sanno bene dove andare” afferma il presule. “Ho parlato con il vescovo di Nancala (dove si trova la missione di Chipene, ndr.) e mi ha detto che le autorità hanno mandato lì i militari, ma che la popolazione è spaventata”.

Il funerale di suor Maria De Coppi è stato celebrato venerdì 9 settembre, in tarda mattinata in Mozambico. La religiosa è stata sepolta nel cimitero di Carapira. Sempre il 9 settembre, nella chiesa di Ramera alle 18.30 è stata celebrata una messa di suffragio presieduta dal vescovo Corrado Pizziolo. Mercoledì 14 settembre, alle 20.30, sempre nella chiesa parrocchiale di Ramera avrà luogo una veglia di preghiera. La religiosa lascia le sorelle Dina e Lucia e il fratello Paolo.

Raggiunto dalla tragica notizia dell’uccisione di suor Maria De Coppi, il vescovo Corrado Pizziolo ha espresso tutto il suo personale cordoglio: “Nell’affidare l’anima di suor Maria al Signore, penso al dolore di tante persone che la conoscevano e la stimavano; penso al dolore dei suoi familiari, delle consorelle del suo Istituto religioso. Invoco dal Signore il dono della sua consolazione e del suo conforto su tutte queste persone e sull’intera nostra comunità diocesana”. Il vescovo aggiunge: “contemporaneamente esprimo la convinzione che una vita offerta totalmente in dono, fino alla morte, com’è stata quella di suor Maria, potrà certamente essere seme fecondo di vita, di speranza e di amore per tutte le persone alle quali ha offerto il suo servizio di missionaria”.

Venerdì 9 settembre, a margine di un incontro promosso dall’Università Cattolica Sacro Cuore, nella sede del Centro Studi Lorenzon di Treviso, anche il Vescovo Michele Tomasi, interpellato dai giornalisti, ha espresso il suo personale cordoglio per la morte della religiosa: “Sconvolge, quando si parla di amore cristiano, di discepolanza di Cristo, vedere che avviene ancora il martirio, la testimonianza di un amore grande che non lascia da sole le persone e accetta di donare la vita. Chi dona la vita per amore è già in eterno nell’amore, e questa è santità”. E sottolineando la grazia della nostra diocesi nell’avere molte presenze di sacerdoti, religiosi, religiose, consacrate e laici nelle missioni, in particolare in Africa e in America del Sud, mons. Tomasi ha ricordato il martirio di suor Gina Simionato, originaria di Santa Cristina di Quinto di Treviso, uccisa in Burundi 22 anni fa.

La vita di suor Maria De Coppi:

Suor Maria era da 59 anni in Mozambico, che aveva raggiunto per la prima volta nel 1963 dopo un viaggio in nave di 31 giorni. Al tempo, il Mozambico era una colonia portoghese: dopo aver conquistato l’indipendenza, fu attraversato da una lacerante guerra civile. Suor Maria ormai si sentiva «parte di quella terra e di quel popolo in mezzo al quale ho vissuto la mia vita». Suor Maria aveva prestato servizio in varie missioni della provincia di Nampula.

«Gli ultimi due anni sono stati molto duri – raccontava –. Al nord del Paese è in corso una guerra per i giacimenti di gas e la gente soffre e scappa: nella mia parrocchia ci sono 400 famiglie che arrivano dalla zona di guerra. Poi è venuto il ciclone. Infine l’anno scorso la siccità si è prolungata per tanto tempo. Oggi a Nampula c’è una estrema povertà».

Ma la gente non ha perso la speranza. «Cerco di star vicina alla gente soprattutto ascoltando quanto mi raccontano. Nonostante la povertà materiale, l’ascolto dell’altro resta un dono grandissimo, è riconoscergli dignità». Dei 58 anni trascorsi in Mozambico la religiosa ricordava in particolare un giorno, il 4 ottobre 1992. Nel giorno della festa di San Francesco venne firmato l’accordo di pace che pose fine a 17 anni di guerra civile con centinaia di migliaia di morti e 3-4 milioni di sfollati interni e profughi nei paesi confinanti. «Ero in missione – raccontava suor Maria – e venne un catechista avvisandoci che stava arrivando un gruppo di guerriglieri ReNaMo, ma ci disse di non scappare perché era stato sottoscritto l’accordo di pace. Con noi c’erano anche militari. Abbiamo preso paura perché temevamo le solite violenze. Invece i guerriglieri sono venuti da noi e dai militari e ripetevano “Pace, pace”. Un militare ha comprato dei prodotti tipici e li ha offerti ai guerriglieri. Tutti danzavano e io mi domandavo se era realtà o sogno, perché fino al giorno prima i guerriglieri rapivano e uccidevano. È stato un momento che mi ha toccato profondamente. Ho sentito la presenza di Dio, come la sento durante le feste, le danze, i matrimoni, insomma quando c’è gioia grande».

La popolazione della zona di Nampula – raccontava ancora suor Maria – «è piuttosto fatalista, aspetta che passino la guerra e le calamità. Dicono: “La nostra guerra è di non fare guerra”». Con loro sr. Maria era entrata in piena sintonia, condividendone gioie ma anche ferite: «Quando sono arrivata, i mozambicani si sentivano disprezzati per il colore della pelle e questo mi feriva, perché sono persone come noi». Con l’atteggiamento dell’ascolto e del non giudizio, suor Maria era entrata a far parte del popolo mozambicano e, come fece un grande vescovo profeta espulso dai portoghesi, sentiva di rivolgere a Dio queste parole: “Ti ringrazio Padre che mi hai inviato ai poveri, agli emarginati a quelli che non contano”.  (profilo tratto da L’Azione.it)