Al Pio X la storia dei due sacerdoti trevigiani che salvarono le famiglie ebree dalla deportazione

Nella Giornata dedicata alla Memoria delle vittime della Shoah gli studenti delle classi superiori del Collegio Pio X e Pio X International hanno partecipato alla lectio magistralis di mons. Giuseppe Rizzo. L’ex rettore, nella sua riflessione, ha illuminato le figure di due sacerdoti, don Giovanni Simioni e don Angelo Dalla Torre, che, durante l’occupazione nazista del Nord Italia, salvarono numerose famiglie ebree dalla deportazione nei campi di concentramento. Dopo l’intervento di Mons. Rizzo le celebrazioni della Giornata della Memoria sono proseguite con la visione del film “La Rosa Bianca”, del regista Marc Rothemund e con un momento di letture e riflessioni degli studenti sui nefasti avvenimenti legati alla Seconda guerra mondiale e sulle azioni non-violente del gruppo di studenti tedeschi, guidato da Sophie Schöll, che si è contrapposto all’ideologia nazista.

Gli allievi, a causa delle misure di contenimento dei contagi da Covid-19, hanno partecipato alla giornata in parte in presenza, nell’auditorium della scuola, e in parte in collegamento streaming dalle loro classi.

Nell’accogliere gli studenti e mons. Rizzo, il rettore del Collegio, mons. Lucio Bonomo, ha spiegato: “La nostra scuola ha scelto quest’anno di dedicare la Giornata della Memoria alla commemorazione di due esperienze di eroismo e di resistenza alla violenza nazifascista, le quali, pur diverse tra loro, sono legate dalla comune appartenenza al mondo dell’istruzione, dalla scelta della resistenza nonviolenta animata dalla fede e dal riconoscimento ottenuto attraverso la dedica di un albero nei Giardini dei Giusti di Gerusalemme”.

“Così, nella vita di don Giovanni e in quella di don Angelo – ha raccontato mons. Rizzo – la Grande storia si avvicina alla nostra storia. Questo Collegio è il luogo giusto per celebrare la Giornata della Memoria, poiché qui abitò un uomo giusto, don Giovanni Simioni, che fu il mio predecessore come Rettore della scuola, dal 1971 al 1976. Quale luogo migliore della scuola, inoltre – ha proseguito il relatore –, per evitare che questa giornata diventi rito e sbiadisca il suo significato. E’ solo nelle scuole, infatti, che si può maturare una coscienza storica e svilupparsi un pensiero che vada oltre a ideologie e semplificazioni, la scuola deve costruire le «difese della mente»”.

Poi il racconto della vita dei due preti coraggiosi: don Giuseppe, che studiava a Firenze, organizzò i viaggi in treno degli ebrei fiorentini fino a Treviso, finanziati dall’allora vescovo Antonio Mantiero. Don Angelo, al loro arrivo in città, li nascose in luoghi sicuri. Insieme, guidati dalla Chiesa e dalla loro fede, misero in salvo decine di madri e bambini nei conventi del territorio. Il tutto mentre l’attuale sede del Collegio Pio X veniva sequestrata dai militari della Decima Mas, che macchiarono di sangue, con i loro arresti arbitrari, torture, violenze ed esecuzioni, gli scantinati della scuola. Più volte il vescovo Mantiero riuscì a intercedere per salvare qualche innocente finito nelle mani della Flottiglia.

“Don Giovanni – la conclusione di mons. Rizzo – non amava ricordare il passato, ma aveva negli anni elaborato una sintesi serena dell’accaduto, aveva accettato i «sommersi e i salvati» grazie alla sua fede che lo faceva andare in profondità nelle cose, cercando i significati al di là del mero fatto. Se c’è un insegnamento che ci ha lasciato, è quello che l’adulto, con la sua vita, deve essere pietra di paragone per gli altri”.