Una festa nel segno della gratitudine per il 30° anniversario delle Cooperatrici pastorali

E’ stato un momento bello di Chiesa, vissuto nella lode al Signore e nella fraternità: il trentesimo anniversario delle Cooperatrici pastorali diocesane è stato celebrato in cattedrale, mercoledì 30 novembre, durante la messa presieduta dal Vescovo Michele Tomasi, che ha sottolineato la numerosa presenza di famigliari, amici, fedeli delle parrocchie dove ci sono, o ci sono state, fraternità di Cooperatrici, “un popolo che si raduna per fare festa per 30 anni di esperienza ecclesiale, di vita, di dono, di impegno, di gioia, di fatiche. Tante persone che hanno accompagnato il vostro cammino e sono da voi accompagnate”.
A concelebrare, oltre al vicario generale, mons. Mauro Motterlini, all’assistente, don Virgilio Sottana, e a molti sacerdoti, anche il vescovo emerito, mons. Paolo Magnani, che “trent’anni fa vi ha accolte in stato nascente nella nostra Diocesi”, come ha ricordato mons. Tomasi, ringraziandolo per questo “atto di coraggio e lungimiranza”.
Il Vescovo, nell’omelia ha sottolineato la felice coincidenza con la festa di sant’Andrea, che ha messo questo anniversario sotto la nota dell’apostolicità. “Riconoscere Cristo vivo, presente e Signore, cambia la vita. Ecco che la vita può essere consacrata e in ogni passo resa sacra da Lui e con Lui”. Se non c’è qualcuno che annuncia che il male, la morte, il limite della vita viene vinto da qualcuno, dal Risorto, come fanno le persone a credere, a proclamare la fede nel Signore, e ad essere salvi, si è chiesto mons. Tomasi, commentando il brano della Lettera di San Paolo ai Romani. “Sono belle le vite di persone che in vario modo dedicano la vita all’annuncio, a parlare di Cristo Signore, con il mandato e la forza della Chiesa. Allora, questa vita, di chi è mandata a parlare della Buona Notizia di Dio, a mostrarla anche coi fatti, con letizia, con la libertà, con la leggerezza dei passi di chi si dona, perché qualcuno ascolti, creda e invochi e sia salvo, queste vite sono belle, così come ‘sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene’. Una vocazione, anche nuova per la Chiesa, si configura e si mette alla prova così: se sente una missione, un’urgenza, un desiderio di essere eloquente, e non per sé, ma per altri, perché insieme si abbia l’esperienza che la vita è salva, è amata, non muore, che la vita è eterna fin d’ora. Questa bella esperienza ci deve portare a proclamare la lode del Signore, a ringraziare Lui e voi perché percorrete questa strada, a volte incerta, accidentata, avventurosa, con la freschezza e la novità del Vangelo, convinti che chi semina, e fa crescere, è Dio”.
La festa è poi continuata nella convivialità, nel chiostro del Seminario.