Corpus Domini

Vivere la celebrazione eucaristica è parte integrante della celebrazione della vita intera

“Voi stessi date loro da mangiare”: è una provocazione bella e buona quella che fa Gesù ai suoi discepoli, che vorrebbero “congedare” la folla perché si procuri il cibo in qualche città vicina – ha sottolineato il vescovo Michele nell’omelia della celebrazione in cattedrale, per la solennità del Corpo e sangue del Signore, domenica 19 giugno. Il brano, tratto dal Vangelo secondo Luca, racconta l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, per sfamare la folla che stava ascoltando Gesù.

“Dopo averlo sentito parlare e visto agire, continuavano a rimanere nella plausibilità del ‘tempo prima del Regno’, tempo in cui per le cose necessarie alla vita quotidiana – il cibo, l’alloggio, quelle che hanno a che fare con i bisogni ricorrenti delle persone e per le quali dobbiamo costruire tutto il sistema istituzionale dell’economia, della politica, senza i quali non possiamo garantire la sicurezza e la sostenibilità della vita – per tutto questo bisogna congedare la folla e permettere che abbia quanto ha bisogno dal sistema consolidato”.

Ma quella di Gesù è una risposta che “interpella radicalmente la loro fede – ha aggiunto il Vescovo -. Loro però non colgono la provocazione contenuta in quanto sta chiedendo loro Gesù, e consolidano la loro posizione nel consueto, nell’ovvio, con una sorta di rimostranza rispetto all’assurdità della pretesa di dare da mangiare a così tanta gente, a meno di non dover rivolgersi a un acquisto di mercato per il quale, probabilmente, non avevano denaro sufficiente”. Sembra difficile per loro cogliere che in quel momento “non si sta solamente parlando di Regno dei cieli, ma che in quel momento si sta vivendo nel Regno dei cieli, in quel momento sta erompendo nella storia degli uomini il Regno dei cieli”.

“Qui entra in gioco l’Eucaristia, sempre nel tempo del Regno – non in quello precedente alla venuta di Gesù. Perché è Eucaristia quella che celebra Gesù, che prende i doni che già ci sono, la storia della creazione, il frutto della terra e del lavoro dell’uomo, invoca con lo sguardo la vicinanza del Padre, invoca la benedizione – che significa al tempo stesso un gesto rituale della liturgia, ma anche ricondurre quelle cose al bene originario della creazione quando tutto era buono, molto buono se vissuto per la vita dell’uomo – spezza il pane e lo condivide, lo fa distribuire e tutti mangiano a sazietà: il Regno di Dio ha a che fare anche con questo”.

E’ ciò che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato autorevolmente a proposito della liturgia e dell’Eucarestia, ha ricordato mons. Tomasi: “Soltanto in questa logica unitaria del Regno trova il suo significato più profondo”.

Nondimeno la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia. Il lavoro apostolico, infatti, è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore. A sua volta, la liturgia spinge i fedeli, nutriti dei «sacramenti pasquali», a vivere «in perfetta unione»; prega affinché «esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede»; la rinnovazione poi dell’alleanza di Dio con gli uomini nell’eucaristia introduce i fedeli nella pressante carità di Cristo e li infiamma con essa. Dalla liturgia, dunque, e particolarmente dall’eucaristia, deriva in noi, come da sorgente, la grazia, e si ottiene con la massima efficacia quella santificazione degli uomini nel Cristo e quella glorificazione di Dio, alla quale tendono, come a loro fine, tutte le altre attività della Chiesa” (SC, 10).

“La vita è una, quindi, unitaria, tutta vissuta alla presenza del Signore, tutta con Lui ricondotta alla Signoria del Padre, tutta resa viva dalla potenza dello Spirito – ha ricordato il Vescovo -. La presenza reale in quel pane e in quel vino – che oggi in maniera particolare confessiamo, celebriamo, adoriamo – è segno e strumento, culmine e fonte della presenza reale del Signore nella storia degli uomini, della sua cura, del suo Regno, della sua assoluta priorità. Ma anche noi, nella prassi, al Signore che ci dice di prenderci cura noi dei fratelli e delle sorelle, perché con lui ne abbiamo le risorse, le condizioni, le possibilità, rispondiamo che no, forse è meglio congedare le folle, meglio che siano altri, che sia altro a prendersi cura di loro: qualche miracolo lo avremo anche fatto, qualche servizio, qualche segno, ma per il resto è meglio che vadano a cercare alloggio, a cercare cibo nei villaggi d’intorno. Che si aiutino a casa loro, in fondo”.

“Eucaristia significa ricondurre tutta la vita al Signore Gesù, con Lui al Padre, nel legame di amore dello Spirito santo. Eucaristia significa credere che l’amore di Dio è tanto reale ed efficace quanto la presenza di Cristo nel pane e nel vino eucaristico. Tanto forte questa fede, tanto efficace quella. Eucaristia significa fare nostra la fiducia del Figlio Gesù nei confronti del Padre, e credere, talvolta contro ogni evidenza, che è possibile per ogni dimensione della vita sperimentare la cura di Gesù per i suoi discepoli, soprattutto i più piccoli. Vivere la celebrazione eucaristica – ha concluso mons. Tomasi – dovrebbe essere parte fondamentale e integrante della celebrazione della vita intera. Celebrare insieme l’Eucaristia, e sostare davanti al Signore veramente presente nel Pane nell’adorazione, apra in noi la possibilità di questa conversione del cuore, della mente, della vita. Possa aprire tutta la nostra esistenza all’azione dell’amore di Dio”.