DDL CIRINNÀ: UNIONI CIVILI, COPPIE DI FATTO E STEPCHILD ADOPTION

In questo periodo sui giornali, alla tv, alla radio e in internet si parla molto del disegno di legge Cirinnà che riguarda le unioni civili e le coppie di fatto. Proviamo insieme a capire meglio di cosa si tratta.
Il disegno di legge è diviso in due parti: una «introduce ex novo (quindi come una novità) nel nostro ordinamento l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso»1, l’altra disciplina la convivenza delle coppie di fatto, ovvero di quelle coppie formate da «due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile». Per le unioni civili sono presenti alcuni diritti e doveri: «l’obbligo all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione». Nell’ultimo testo votato al Senato è stato tolto l’obbligo reciproco alla fedeltà, che, se inserito, avrebbe equiparato le unioni civili al matrimonio civile.
Per quanto riguarda la parte della legge sulla convivenza delle coppie di fatto, essa prevede che ogni coppia stipuli un “contratto di convivenza” nel quale fissare la comune residenza e grazie al quale disciplinare i rapporti patrimoniali della vita in comune della coppia. Questa parte della legge è una novità perché prima d’ora non c’era nessuna legge che riconosceva le coppie di fatto e ne normava la convivenza.
Questa legge ha fatto molto discutere per due motivi principali: l’equiparazione tra unioni civili e matrimonio, cosa che in extremis è stata evitata, e la stepchild adoption, ovvero l’ “adozione del figliastro”, che nella versione finale della legge è stata tolta. Molti, in ambito ecclesiale e non, hanno temuto l’equiparazione tra unioni civili e matrimonio civile, perché così facendo si sarebbe messo in discussione il fatto che il matrimonio può riguardare solo l’unione tra un uomo e una donna, che formano una famiglia in modo “naturale”. Invece la stepchild adoption è stata molto critica principalmente per il fatto che, se fosse stata inserita nella legge, avrebbe fatto accedere all’adozione anche le coppie omosessuali. Eventualità questa ancora non del tutto scartata da una parte della politica italiana, che sta già pensando alla prossima legge in merito. In secondo luogo, la stepchild adoption era temuta perché nascondeva dietro di sé il fantasma della maternità surrogata, cioè quel processo per cui una coppia omosessuale può riuscire ad avere dei figli pagando una terza persona, una donna, che porta a termine la gravidanza, alla fine della quale affida il bambino alla coppia che l’ha pagata.
1 Per il testo del ddl Cirinnà consultare: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/testi/39314_testi.htm; per il testo finale del maxi-emendamento fare riferimento a: http://www.ilpost.it/2016/02/25/testo-maxi-emendamento-governo-unioni-civili/