Una sala gremita di educatrici e insegnanti, e una domanda che riguarda il futuro: come educare i bambini in un tempo che cambia così rapidamente? È da qui che il vescovo Michele ha preso le mosse sabato 26 settembre, a Santa Lucia di Piave, intervenendo al 53° Convegno di studio della Fism Treviso. Di fronte a chi ogni giorno vive accanto ai più piccoli nei nostri nidi e nelle scuole dell’infanzia paritarie, il Vescovo ha rilanciato una parola chiave: alleanza. Perché “nessuno educa da solo” e perché, in un’epoca segnata dalla trasformazione digitale, dai cambiamenti nelle famiglie e da nuove sfide culturali, la responsabilità educativa “tocca il cuore della nostra convivenza”.
E le 202 scuole dell’infanzia paritarie della Fism di Treviso si dichiarano pronte non ad “alzare muri”, per quanto riguarda la convivenza e l’integrazione, ma a “costruire ponti”. Lo ha detto a chiare lettere Simonetta Rubinato, presidente della Fism provinciale, che a Santa Lucia di Piave, sul tema “Per un’alleanza educativa rinnovata”, davanti a 800 maestre, ai vescovi di Vittorio Veneto, Riccardo Battocchio, e di Treviso, Michele Tomasi, all’assessora regionale Paola Roma, alla presidente dell’Associazione Comuni Marca trevigiana Mariarosa Barazza, a Francesca Pastro della direzione territoriale scolastica di Treviso, e al presidente di Fism Veneto, Stefano Cecchin.
“Alla politica che discute di tetto agli stranieri nelle scuole, noi facciamo una proposta alternativa: rendere obbligatoria la frequenza alla scuola dell’infanzia e far sì che le famiglie, anche straniere, possano scegliere dove mandare i propri bambini senza più dover fare una scelta obbligata per non pagare la retta. È dimostrato che i bambini di pochi anni sono nella fase di maggiore apprendimento. In sei mesi possono imparare la lingua, acquisendo così il primo strumento di integrazione – la riflessione di Rubinato su un tema di stretta attualità -. Le 200 scuole aderenti a Fism Treviso accolgono già molti stranieri. E potrebbero accoglierne molti di più se le famiglie non fossero costrette a pagare la retta. Ecco perché l’effettiva parità scolastica, che da anni auspichiamo, è un traguardo non più rinviabile. Mettiamo le risorse sulla gratuità dell’accesso alla scuola dell’infanzia; in provincia di Treviso sono 1.082 i bambini che non entrano nella scuola dell’infanzia a tre anni”.
Per dove passa l’integrazione? Il vescovo Tomasi lo ha spiegato puntualmente nella sua riflessione, parlando di formazione integrale. “Chi lavora nella prima infanzia lo sa forse meglio di chiunque altro, perché soprattutto con i più piccoli non si può educare «a pezzi»; si educa sempre con tutto ciò che si è. Un’educatrice non trasmette solo contenuti: trasmette il modo in cui guarda un bambino, il tono con cui gli parla, la pazienza con cui aspetta che sia pronto. È, in questo senso, «materia» essa stessa, prima ancora di insegnarne una. Anche questo, chi vive ogni giorno tra bambini che imparano a condividere un gioco o a chiedere scusa, lo conosce bene: è lì, in quelle piccole scene quotidiane – un litigio per un’altalena, un pianto per un gioco conteso, uno «scusa» detto e accettato – che si costruisce, un frammento alla volta, o si sfascia, la pace del mondo di domani. Si può imparare la mitezza, come ogni virtù: la si impara, e si impara presto, o si fa più fatica a impararla dopo”. Al vescovo era stato affidato il compito di “disegnare nuove mappe di speranza” per “rinnovare l’alleanza educativa, custodire l’umano”. E mons. Tomasi lo ha fatto scandagliando ogni aspetto dell’educazione (che è sempre opera corale), comprese le ricadute dell’intelligenza artificiale. E in tempi di conflittualità crescente come quelli che viviamo, il vescovo Michele ha osservato che “disarmare le parole, alzare lo sguardo, custodire il cuore non sono tre compiti separati, ma un solo compito, lo stesso che la Fism di Treviso porta avanti, con fedeltà e con fatica, da 53 anni; è il compito che vi affido di nuovo, con gratitudine – ha detto rivolto alle insegnanti -, in questo nuovo anno scolastico”.
Per spiegare cosa significhi concretamente costruire un’alleanza educativa, Tomasi ha ripreso un’immagine biblica proposta da Leone XIV nella sua enciclica “Magnifica humanitas”: quella di Neemia, impegnato nella ricostruzione delle mura di Gerusalemme. Non un’opera realizzata da un singolo, né una soluzione imposta dall’alto, ma una responsabilità condivisa. “A ciascuno il suo tratto di muro”, è la consegna del Papa. Educatrici, insegnanti, genitori, coordinatrici, personale e gestori hanno ciascuno il proprio compito. È anche una sottolineatura importante per le scuole paritarie: la libertà educativa delle famiglie, ha osservato il vescovo, “non può essere un ostacolo al bene comune, ma una sua condizione”. E la scuola può essere una preziosa alleata della famiglia, senza sostituirsi ad essa. Il vescovo, inoltre, ha collocato il lavoro quotidiano delle scuole dell’infanzia paritarie dentro la lunga storia dell’educazione cristiana. Una storia nata anche dalla scelta di andare incontro ai più poveri in ambiti, come ricordato da papa Leone, “dove lo Stato era assente”.
In apertura dei lavori, il vescovo di Vittorio Veneto, Riccardo Battocchio, aveva sottolineato i valori dell’alleanza educativa, specie in tempi così complessi, un’alleanza tra le Diocesi, le comunità parrocchiali e le scuole paritarie dell’infanzia. Una relazione feconda da portare avanti con determinazione. Di alleanza ha parlato anche il prof. Mario Becciu, psicoterapeuta e docente all’Università Pontificia Salesiana di Roma, sottolineando che “l’alleanza educativa si costruisce prendendosi cura delle relazioni con i bambini, certo, ma anche con i genitori che vanno visto come co-educatori e non controparti”. Un concetto ripreso anche dal coordinatore pedagogico Fism, Francis Contessotto: “È questa la sfida che ci unisce oggi: rinnovare l’alleanza educativa per custodire l’umano, generare speranza e offrire ai bambini e alle bambine radici solide e ali per il futuro”. (F.D.M.)






